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«Non saremo mai i vostri schiavi» Lavoratori in sciopero
Operai e impiegati della moda scendono in strada dopo 20 anni. In 500 sotto il Palazzo dell’Industria
PRATO. Il mondo del lavoro è sempre più precario. Anche per chi precario sulla carta non lo sarebbe e il tema dei diritti è sempre più all’ordine del giorno in quelle famiglie italiane in cui i salari sono sempre più insufficienti a coprire le spese. Dire dei “no” ai propri datori di lavoro con il passare degli anni è diventato ormai una chimera. In cinquecento, in rappresentanza dei lavoratori del tessile e della moda toscana, ieri, si sono ritrovati per un presidio davanti a Palazzo dell’Industria per protestare contro le richieste che i datori di lavori stanno avanzando in sede di rinnovo di contratto. Sul tavolo gestione degli orari, ferie, salari. Di fatto la qualità della vita dei lavoratori che temono una restaurazione, un balzo indietro di 50 anni. «Richieste ridicole», commenta Andrea Guerrini mentre il collega Gianni Tarlini ribadisce che «si torna indietro di 50 anni quando il lavoro era solo doveri senza diritti». «Vogliono distruggere le nostre vite - interviene Ciro Caputo - ma noi non ci stiamo». E’ Chiara Giagnoni a entrare nel merito. «Ci chiedono di toglierci quei diritti acquisiti maturati in anni di contratti. E noi non possiamo accettare che ogni tre anni si perda sempre qualcosa. Qual è il motivo per cui i nostri diritti devono essere ridimensionati a ogni contratto mentre quelli dei parlamentari, esorbitanti, non possono essere toccati?».Riccardo Cerchiari, ora in mobilità, sta cercando di uscire dal tessile. «Sono qui perché è necessario farci trovare uniti e non far andare a rotoli questo settore che è la spina dorsale del nostro Paese». E’ d’accordo anche Agostino Del Mastro: «Non possono chiedere qualunque cosa», commenta. Sotto il Palazzo dell’Industria, tra chi un lavoro ancora ce l’ha, ci sono i privilegiati. Coloro che hanno un’azienda che non punisce se si sciopera. Ma il tessile è già una giungla e oltre non si può andare. «I tempi di consegna sono sempre più stretti, il lavoro e sempre più complicato e le aziende chiedono sempre di più. Ma vogliono pagare meno e gestire le nostre vite», è il parere di Meri Alberighi. «Non ci sono parole per dire quanto tutto sia peggiorato negli ultimi anni», è il parere di Rosa Francavilla. «E per questo bisogna restare uniti», interviene Luciana Meozzi. «Ci siamo ritrovati schiavi dei nostri datori di lavoro», commenta dura Alda Soldini. «E con queste richieste, in sede di contratto di lavoro, ci vogliono togliere anche la dignità. Burattini a loro disposizione». «E no, questa volta i nostri diritti non si toccano», chiude Nadia Di Ciocco. A costo di protestare davanti all’ingresso delle fiere della moda. Per dire ai clienti: «Ecco cosa vogliono da chi vi realizza le stoffe e vi cuce i vestiti». (ile.r.)
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