Il Tirreno

Prato

Migrazioni e politiche di accoglienza

“Mediterraneo Downtown”: una giornata di dibattiti e confronti al teatro Metastasio

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PRATO. Il Mediterraneo ha invaso la città per un'intera giornata portando a Prato tanti ospiti che al Teatro Metastasio in "Mediterraneo Downtown" organizzato da Cospe onlus, Libera, Comune di Prato e Regione Toscana in collaborazione con Anci, si sono alternati per confrontarsi sui temi più cruciali: dalle rotte delle migrazioni e le politiche di accoglienza, alla corruzione ed economia criminale, passando per la (mancata) libertà di espressione. Un primo passo, per elaborare una nuova visione del Mediterraneo che sia sempre più spazio di integrazione sociale, economica e politica, verso il festival vero e proprio che si terrà a maggio 2017 sempre a Prato: «città che - ha detto il vicesindaco di Prato Simone Faggi - si basa sulle diversità e, lo voglio ribadire chiaramente, su queste diversità investiremo per costruire il futuro». Ma le barriere di ogni genere, nel Mediterraneo sono ancora molte come è emerso dalle testimonianze nel dibattito inaugurale "Le giornaliste raccontano: uno sguardo al femminile sul Mediterraneo": quattro giornaliste accompagnate nel racconto delle loro esperienze dalla collega Azzurra Meringolo di Radio Rai 3. A cominciare dalla Turchia dove ancora oggi, com'è stato sottolineato, ci sono 120 giornalisti ancora in carcere. «Mi ritengo fortunata perché lavoro per la stampa italiana - ha detto Fazila Mat giornalista turca dell'Osservatorio Balcani e Caucaso che si occupa di politica, diritti e dinamiche sociali- ma le tensioni sono tangibili e si riversano anche nella vita quotidiana» Ma è necessario continuare a lavorare: «E' importante persistere nonostante le difficoltà» ha detto Ana Kuzmanic giornalista croata specializzata in comunicazione politica di H-alter, media no-profit «anche quando parlare di diritti delle donne non viene nemmeno considerato come diritto di un essere umano». C'è poi il problema della censura e autocensura in paesi in cui cresce l'oppressione e raccontare la verità può essere preso come un atto terroristico come ha spiegato Laura Silvia Battaglia giornalista free lance e documentarista: «Ho subito 2 arresti in Iraq ma non ho voluto darlo in pasto ai media perché voglio continuare a lavorare in quei Paesi, il dramma è quando è considerato un atto terroristico qualsiasi forma di espressione che punti a mettere in discussione il governo, in certe situazioni è più facile fare cronaca rispetto a fare giornalismo investigativo». Nora Younis giornalista egiziana, blogger e attivista per i diritti umani caporedattrice di Almnassa online, fondatrice di Almasry Alyoum online usa molto gli strumenti offerti dai nuovi media: «un tipo di giornalismo 'aperto' al quale tutti possono contribuire».

Camilla Bernacchioni

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