«È ora di spostare l’impianto di Gida»
Proteste dei residenti di Prato sud durante l’assemblea
PRATO. Spostare l’impianto di incenerimento dei fanghi di Baciacavallo della Gida in un’altra area della città, meglio se industriale e non antropizzata da civili abitazioni. Questa, in sintesi, la proposta del Comitato “Difendiamo la nostra salute Prato sud”, partito nel 2013 con duemila firme di abitanti della zona e che venerdì sera si è riunito al Circolo Arci di Paperino, via dell’Alloro, a pochi metri proprio dalla Gida.
Sala gremita, oltre un centinaio abbondante di cittadini di Paperino e delle Fontanelle, e dall’altra parte Francesco Benelli, presidente del Comitato, che ha illustrato per filo e per segno quelli che sono stati definiti “i paradossi urbanistici di un impianto industriale ad alto rischio per la salute che si trova a poche centinaia di metri dai centri abitati”.
L’obiettivo, ovviamente, è l’impianto di incenerimento dei fanghi civili e industriali della Gida, un modello per altre città d’Italia nella depurazione delle acque e nello smaltimento dei fanghi, ma che nella zona di Prato sud crea invece allarme. Una serie di dati minuziosi, messi su tavolo e su slide proiettate. Dati Arpat di un anno fa sul ritrovamento di percentuali di diossina troppo alta, al di sopra dei limiti consentiti dalla legge, portati da Gianfranco Ciulli del Coordinamento comitati ambientali della piana pratese e pistoiese, o l’elenco degli ossidi e biossidi di azoto, citati dal dottor Gianluca Goretti di “medicina democratica”, che insieme al particolato e alle nanoparticelle, sempre secondo il Comitato, sarebbero causa di molte patologie cardiache e cardiocircolatorie, oltre che tumorali, riscontrate in crescita nell’intera zona. «I dati Asl sono fermi al 2015, ma hanno evidenziato una crescita di patologie molto serie e gravi nell'area compresa fra Paperino e le Fontanelle» ha detto Ciulli, quando «anche molto spesso – ha proseguito Goretti – non ci accorgiamo che molte malattie, come lo stesso infarto, puo’ esser causato più da nano particelle e particolato da combustione che da colesterolo». Insomma, inceneritore di Baciacavallo sul tavolo degli imputati, al quale sarebbe da addossare la crescita di patologie nell’area, senza passare da troppi mezzi termini. «Non ci sono proposte diverse - ha confermato Francesco Benelli – l’inceneritore della Gida, anche se adesso è fermo, deve essere spostato in un’altra zona di Prato, questa ormai è fatta di civili abitazioni e scuole e non puo’ stare qui. E’ assurdo che un impianto industriale ad alto rischio, sia cosi vicino al centro abitato».
Ed eccoci ad un altro punto. Centro abitato e scuole: qui un gruppo nutrito di mamme della scuola primaria delle Fontanelle chiede a gran voce un incontro col sindaco Matteo Biffoni, perché non vuole seppellire la speranza che i propri bambini possano godere di una scuola in un ambiente senza pericoli e senza inquinamento.
Una cosa difficile, come richiesta assoluta, in una città che si è sviluppata in modo asincrono fra forte urbanizzazione residenziale e forte industrializzazione, e spesso non ha distinto del tutto i confini delle due cose. Ma anche questa richiesta è sul tavolo del sindaco di Prato. La protesta contro l'impianto della Gida, forse, è solo all'inizio.
Alessandro Formichella
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