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Cani maltrattati nei capannoni cinesi Scoperti trenta casi
Le guardie zoofile dell’Oipa denunciano il fenomeno «Collari a strozzo, gabbie anguste e cibo di cattiva qualità»
PRATO. Cani maltrattati, tenuti legati alla catena con collari a strozzo, chiusi in gabbie o relegati in spazi angusti da cui non vengono fatti uscire quasi mai. Di questi casi le guardie zoofile del nucleo provinciale dell'Oipa ne hanno verificati quaranta in quattro mesi, trenta dei quali riguardano animali che hanno padroni o detentori cinesi. A denunciare il preoccupante fenomeno, finora mai emerso, è la coordinatrice del nucleo provinciale Simonetta Valentini, la quale, a margine dell'inaugurazione dello spazio per i diritti degli animali Il Riccio, in via Tintori 62, ha descritto una situazione molto grave che assegna a Prato un primato negativo. «La maggior parte delle volte si tratta di cani di grossa taglia - dice - tenuti a guardia di stanzoni o capannoni e senza microchip identificativo. Stiamo facendo sopralluoghi a tappeto e, rispetto ad altre realtà, Prato è quella con il più alto numero di segnalazioni di maltrattamenti ad opera di detentori cinesi». Per sensibilizzare la comunità orientale l'associazione ha stampato, a proprie spese, un migliaio di volantini bilingue da distribuire porta a porta e presso gli studi veterinari con i consigli e le regole per una corretta convivenza con gli animali, in cui viene spiegato che la violazione dei regolamenti è soggetta a sanzioni amministrative. «Le verifiche si fanno a campione o su segnalazione - spiega la coordinatrice - dopo aver accertato la fondatezza delle accuse anche dall'esterno della proprietà alla quale fa riferimento la segnalazione, suoniamo il campanello e chiediamo di entrare. Ci teniamo a precisare loro che il nostro è un sopralluogo e che vogliamo verificare solo le condizioni del cane. Non sempre dall'altra parte c'è collaborazione: nel caso dei cinesi succede spesso di dover invocare l'aiuto della municipale oppure di trovarsi di fronte a persone che dichiarano di non conoscere la lingua o di essere solo i detentori del cane declinando ogni responsabilità a padroni che in quel momento non sono presenti». Fatto sta che in alcuni casi i maltrattamenti sono più che evidenti e, in quelli più gravi, viene sporta denuncia: «Capita di passare davanti a un cancello e di vedere animali in condizioni disperate: è così che spesso scattano le segnalazioni - continua - Eva, femmina di pastore tedesco, è stata trovata al sole agonizzante; segnalata a una catena di un metro e mezzo dalla cuccia, al sole, nutrita con avanzi putrefatti e detenuta in un piazzale per fare la guardia. E' stata ceduta dai proprietari in quanto non interessati ad adeguarsi alle normative e, dopo tre mesi di riabilitazione fisica ed emotiva, è stata accompagnata presso la splendida famiglia che l'ha adottata. Una volta abbiamo trovato un pitbull chiuso in una gabbia per polli, così piccola che il cane non riusciva neanche a stare in piedi. Poi c'è stata una coppia di pastori tedeschi, segnalati durante una notte di temporale legati all'inferriata di un piazzale in una fabbrica; sono stati entrambi liberati e dati in adozione. Chu chu invece è un cucciolo di maremmano tenuto legato tutto il giorno a una catena, abbeverato con acqua putrida, privo di chip e vaccini: dopo vari richiami siamo riusciti a fargli fare un recinto idoneo e istruire i padroni secondo le modalità adeguate per il benessere dell'animale». Storie di violenza e crudeltà contro le quali combattono i volontari del nucleo, attualmente formato da 5 persone. «A primavera se ne aggiungeranno altre 8 - spiega Valentini - il corso di formazione è appena iniziato e si concluderà nel giro di qualche mese con il giuramento in prefettura. Chiediamo al disponibilità di un minimo di ore a settimana». Per segnalazioni , è possibile inviare una e-mail all'indirizzo guardieprato@oipa.org.
Barbara Burzi
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