Il Tirreno

Prato

Bar chiuso dal questore per motivi di sicurezza pubblica

di Fabrizia Prota
Il Caffè Europa di viale Veneto
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Il Caffè Europa di viale Veneto

Prato, la polizia è intervenuta dopo le segnalazioni dei residenti e dopo i ripetuti controlli antidroga fatti nel locale. Il proprietario: "Il bar è estraneo a qualsiasi reato, come possiamo respingere spacciatori o pregiudicati?"

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PRATO. Resterà chiuso per 3 giorni per ragioni di ordine e sicurezza pubblica. È questo il provvedimento, in vigore a partire da oggi, lunedì 31 ottobre, emesso dal questore di Prato nei confronti del Bar Europa di via Vittorio Veneto. Le motivazioni, la frequentazione del locale da parte di persone pregiudicate, perlopiù legate al giro dello spaccio di stupefacenti.
La difficile situazione della zona in cui si trova il bar era già stata segnalata dai residenti, ma a far scattare il provvedimento è stata una lite, avvenuta circa 15 giorni fa nei pressi di piazza Europa, tra due cittadini extracomunitari, uno dei quali si sarebbe rifugiato proprio nell’esercizio commerciale.

«Questo provvedimento ci costringe ad un ponte forzato – commenta Fabio Ciofi, proprietario e gestore del Bar Europa –. Dalla Questura hanno assicurato che non si tratta di un’azione volta a punire il bar ma ad arginare le attività illecite della zona. Da parte nostra tuttavia non la capiamo e pensiamo che si tratti di un’iniziativa inefficace, che poco o nulla servirà a risolvere la situazione. Come si può infatti pensare che chiudendo un’attività per tre giorni si possa disperdere il crimine che si è radicato in una zona?».

Fabio Ciofi è proprietario e gestore del bar Europa da 12 anni. Spiega che da circa un anno e mezzo la clientela “scomoda”, quella legata al giro dello spaccio, è aumentata in maniera sensibile. «Con la chiusura dei market di via San Giorgio queste persone (spacciatori, pregiudicati e acquirenti di stupefacenti) si sono spostate nella zona tra piazza San Marco e la stazione centrale. E proprio in mezzo a quella zona ci siamo noi – racconta – . Come esercenti, non abbiamo nessun arma per far fronte a questo tipo di situazione. Oltre a chiedere un documento di identità a chi ci chiede da bere per verificare che non sia minorenne, non possiamo fare nulla. È per questo che alla chiusura avrei preferito iniziative che mirino ad aumentare i controlli nella zona da parte delle forze dell’ordine».

Al Bar Europa lavorano 6 dipendenti, che rientreranno dunque sul posto di lavoro solo giovedì 3 novembre, quando il locale riaprirà la saracinesca. «Non è mai stato trovato niente che non andasse nel bar – continua Ciofi –. Se ci fosse stato un comportamento sbagliato da parte nostra o se il provvedimento servisse a risolvere il problema dello spaccio lo capiremmo. Ma in questo modo mi sembra soltanto una punizione nei confronti dell’imprenditoria, la cui unica “colpa” è quella di trovarsi in una zona difficile, che da un po’ di tempo è succube di questo tipo di clientela».

«Così come me, anche gli altri esercenti dell’area sono in difficoltà – conclude Ciofi – e molti negozi si sono dotati di inferriate. Io non posso chiedere la fedina penale a chi viene a prendere un caffè, perciò chiedo alle forze dell’ordine una presenza assidua e azioni concrete nei confronti di queste persone. Se sanno che delinquono, che se le vengano a prendere».

 

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