Il presidio
Orditure e ritorciture cercano eredi
I figli non vogliono fare il lavoro dei padri e un quarto delle aziende prevede di chiudere se le cose non cambiano
PRATO. Non riescono ad assicurare il ricambio generazionale e questo rischia di compromettere il futuro del distretto. Orditure e ritorciture, lasciatesi alle spalle i momenti peggiori della crisi, si trovano davanti alla sfida più grande dei prossimi anni: il problema della successione. E se i giovani sono sempre meno propensi a portare avanti l'attività di famiglia, a qualsiasi settore essa appartenga, nel tessile questa tendenza appare ancora più marcata e si riflette sia nelle scelte scolastiche che nelle strategie aziendali.
Il quadro emerge dalla nuova indagine sulla mappatura della filiera dedicata stavolta a orditure e ritorciture, due lavorazioni accessorie, entrambe indispensabili per la produzione pratese, che mostrano performance e profili diversi, come evidenzia lo studio effettuato sulla quasi totalità (circa l'85%) delle aziende che operano sul territorio: 97 orditure e 57 ritorciture per un totale di quasi mille addetti. Gli imprenditori che esercitano l'attività hanno un'età media tra i 52 e i 55 anni e per il 21% di loro, nel caso delle orditure, la successione costituisce un problema e il 26% pensa addirittura di cessare l'attività. Dati più confortanti, ma sempre preoccupanti per le ritorciture, dove il 23% pensa di cessare l'attività e il 15% ha problemi di ricambio.
E' una questione di appeal. «Ci impegneremo per rendere queste lavorazioni più appetibili agli occhi delle nuove generazioni affinché i giovani possano ritrovare la soddisfazione di proseguire l'attività» ha dichiarato Luca Giusti, presidente della Camera di Commercio, dove ieri si è svolta la presentazione dell'indagine. Per il presidente di Confindustria Toscana Nord Andrea Cavicchi «c'è un gran bisogno di figure specializzate e tecnici da inserire nelle aziende, eppure la sezione tessile dell'istituto Buzzi è quella che cresce meno rispetto alle altre». Sulla base del campione intervistato, entrambe le tipologie di lavorazione risultano ben radicate nella filiera locale: l'84% delle orditure e il 93% delle ritorciture sono localizzate nel distretto. Entrambe le realtà hanno risentito della crisi in maniera diversa: il 55% delle orditure, più legate alla produzione di tessuti, dichiara una diminuzione dei volumi produttivi tra il 2001 e il 2014, la percentuale scende al 34% per le ritorciture, che invece operano coi produttori di filato. Appare adeguata la capacità produttiva delle imprese del settore, che devono però fare i conti con la stagionalità. La prospettiva per i prossimi anni è di una riduzione, come prevede il 50% delle orditure; percentuale che scende a 36% tra le ritorciture. Differenze tra le due tipologie di produzioni si evincono anche analizzando i fattori di competitività: quello della tempestività e della puntualità del servizio è considerato il più rilevante dal 50% delle orditure, mentre la maggioranza delle ritorciture (48%) considera più importante la qualità delle lavorazioni e il basso tasso di difettosità. Per quanto riguarda la redditività, per il 60% delle orditure è appena sufficiente e per il 18 addirittura insufficiente; va meglio tra le ritorciture dove quasi il 44% dichiara di avere una buona redditività contro il 19% delle orditure che hanno dato questa risposta. Risultati che si riflettono sugli andamenti degli investimenti che sono stati nulli nel 77% delle orditure, ma consistenti e focalizzati sugli impianti nel 48% delle ritorciture.
Barbara Burzi
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