Il Tirreno

Prato

Omaggio a Gino Signori, l’unico pratese “Giusto tra le Nazioni”

di Azelio Biagioni
Nelle foto Hana Tomesowa con Gino Signori
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Nelle foto Hana Tomesowa con Gino Signori

Giovedì 27 una cerimonia a Palazzo Datini a Prato per ricordare il pittore che in Germania salvò una bambina ebrea

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PRATO. Giovedì 27 si terrà a Palazzo Datini, promossa dalla Fondazione Casa Pia dei Ceppi e dal Museo della Deportazione e Resistenza di Figline, con il patrocinio del Comune, dell'Anpi e dell'Associazione combattenti e reduci, e il contributo della libreria "Il Manuale" e della famiglia Papi, una cerimonia per ricordare la figura di Gino Signori, l'unico pratese "Giusto tra le Nazioni". Alle 17,30 inaugurazione di una mostra dei suoi quadri, alle ore 21 incontro con don Giuseppe Billi, parroco di Figline e amico di Signori, Enrico Iozzelli del Museo della Deportazione di Figline, dello scrittore e giornalista Umberto Cecchi e del presidente della Casa Pia dei Ceppi Walter Bernardi.

La serata sarà coordinata da Aurora Castellani, presidente della Fondazione Museo della Deportazione di Figline.

«Nella tradizione ebraica - ricorda il professor Bernardi - sono "Giusti" tanto quanti, tra i non ebrei, hanno salvato anche solo un ebreo tanto coloro che ne hanno salvati centinaia o migliaia". Signori salvò una bambina ebrea mentre si trovava prigioniero in un campo di concentramento in Germania mettendo a repentaglio la propria vita. «Gli italiani che hanno avuto il riconoscimento dal Museo dello Yad Vashem di Gerusalemme di Giusto tra le Nazioni - spiega Bernardi - sono stati 610, i toscani 106; a Prato l'unico è stato Gino Signori, pittore di Figline, morto il 1 gennaio 1992». Il "Giusto tra le nazioni" viene insignito di una medaglia con inciso il suo nome, riceve un certificato d'onore ed il privilegio di vedere il proprio nome aggiunto agli altri presenti nel Giardino dei Giusti presso il museo Yad Vashem di Gerusalemme. Ad ogni Giusto viene piantato un albero e viene conferita la cittadinanza onoraria dello Stato di Israele.

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«Ma non si può non rilevare che esiste una differenza nell'aiuto prestato per salvare una o molte vite umane e nel rischio corso per salvarle. C'era chi nascondeva ebrei in casa e chi li nascondeva in un fienile e portava loro da mangiare, o come Gino Bartali (l'ultimo toscano che ha avuto questo riconoscimento nel 2013) portava fotografie e documenti nella canna della bicicletta. Nel caso di Gino Signori - prosegue il professor Bernardi - siamo di fronte a una storia unica ed eccezionale, sia per la sua condizione di militare prigioniero in Germania dopo l'8 settembre 1943, sia per il luogo (Amburgo), sia per la persona salvata, che era una bambina ebrea prigioniera in un campo di sterminio e condotta a morte, che Gino aveva letteralmente strappato dalle mani di un Ss, correndo il rischio per la propria vita. Per tanti anni, fino al 1984, Signori aveva tenuto nascosta questa vicenda troppo dolorosa, cercando, come avrebbe scritto in seguito nei suoi "Ricordi di prigionia", di mettere una pietra sopra ad un passato pieno di orrori, perché voleva considerare tale periodo semplicemente come un brutto sogno».

Ma quell'incubo riemergeva attraverso i suoi quadri, nei colori sulla tela, una pagina di vita che non poteva essere cancellata. Hana Tomesowa, la bambina ebrea cecoslovacca che Signori aveva salvato lo rintracciò e venne a Prato per abbracciarlo e dare inizio alla procedura per il riconoscimento di "Giusto tra le Nazioni".

La cerimonia del conferimento a Signori del titolo di "Giusto tra le Nazioni" si svolse in Comune il 6 marzo 1985, per volontà dell'allora sindaco Lohengrin Landini, nella ricorrenza del 40° anniversario della Liberazione, alla presenza dell'ambasciatore israeliano.

«Sono passati da allora altri trenta anni - termina Bernardi - il ricordo sbiadisce nel tempo, ma è nostro preciso dovere alimentare la memoria di questi esempi di civiltà che un grande pratese, artista e uomo che ha onorato il nome di Prato nel mondo, ci ha lasciato in eredità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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