Il presidio
I cinesi e le tasse: "L'Iva? E che cos'è?"
Un’indagine portata avanti su un campione di 200 aziende orientali ha evidenziato gravi carenze. I giovani sono lo snodo per l'emersione
PRATO. Fisco e rifiuti sono i due tasti dolenti della comunità cinese quando si tratta di verificarne l'adeguamento alle normative. Ne hanno avuto prova i tecnici Asci, esperti in consulenza aziendale e mediazione formati dalla Regione Toscana proprio per entrare in contatto con gli imprenditori cinesi, nell'ambito del progetto “Integrazione imprenditoriale” condotto dalla Camera di Commercio grazie al sostegno del Progetto Prato. Si tratta di un'attività articolata in una serie di azioni, che sarà rifinanziata nel 2016 con 100 mila euro. Lo ha annunciato il vicesindaco Simone Faggi, in occasione dell'iniziativa per la presentazione dei risultati al termine di 18 mesi di lavoro, durante i quali due squadre di tecnici Asci, bilingue, hanno visitato 200 aziende cinesi del territorio. Tra queste, individuate tra le nuove iscritte alla Camera di commercio, soltanto 99 hanno dato la disponibilità a sottoporsi a un questionario di circa 150 domande sui vari aspetti della legalità. Una sorta di check up, la cui finalità è quella di far acquisire consapevolezza alle imprese su aspetti normativi.
La metà delle aziende si rifiuta di rispondere. Perché cento aziende allora non si sono fatte intervistare? «In alcuni casi perché non si trovano più, ma soprattutto perché molte imprese hanno dichiarato di essere già state controllate - ha detto Nicola Angelillo, autore della ricerca - il nostro compito di mediatori e consulenti è stato proprio quello di rompere quel meccanismo di passa parola sufficiente a convincere molti imprenditori che bastasse non avere dormitori e bombole a gas per essere in regola». Delle 99 che hanno accettato di rispondere ai quesiti, 22 si sono fatte avanti spontaneamente e hanno chiesto poi di essere seguite nell'iter di adeguamento normativo. Dall'indagine è emerso una quadro di luci e ombre: da un parte, l'adeguamento quasi totale delle imprese ai tre aspetti verificati dal team coordinato da Asl con il Patto per il lavoro sicuro, ovvero assenza di dormitori e bombole a gas e impianti elettrici conformi; gravi carenze, invece, sono emerse negli aspetti riguardanti i corsi sulla sicurezza per i dipendenti, le visite mediche, la gestione dei rifiuti e il rispetto della normativa fiscale.
Fisco, questo sconosciuto. Sulla fiscalità, i tecnici della Regione, hanno riscontrato reali difficoltà a far compilare il questionario . “L'Iva? Che cos'è?”, ha chiesto un imprenditore cinese durante la compilazione in relazione a una domanda sul versamento di imposta. «Generalmente - ha spiegato Angelillo - gli imprenditori si affidano totalmente a consulenti esterni e si sentono in questo modo deresponsabilizzati». Un'altra criticità è quella dei rifiuti. «L'impressione che abbiamo avuto è di una generalizzata non gestione - ha continuato - difficilmente si capisce chi ritira loro i rifiuti e comunque, a fronte di una nostra precisa domanda al riguardo, ci rispondono mostrandoci un biglietto da visita oppure che non lo sanno, per paura». Nel corso del progetto è stata fatta un'indagine anche su 12 aziende pakistane operanti nella maggioranza dei casi nel settore alimentare, call center, internet point e supermercati. «Ci aspettavamo problemi di pulizia nelle cucine che invece non abbiamo riscontrato - dice - in queste aziende le irregolarità più frequenti riguardano la presenza di manodopera in nero». «L'indagine fatta evidenzia una serie di aspetti importanti dai quali credo si debba partire per intraprendere la direzione che auspichiamo: il rispetto delle regole», ha dichiarato il presidente della Camera di Commercio, Luca Giusti.
Un bollino per la certificazione della regolarità. Allo scopo di valorizzare le imprese virtuose, Camera di commercio e Pin stanno portando avanti la sperimentazione di un bollino di certificazione. Per il procuratore capo Giuseppe Nicolosi, intervenuto alla presentazione, «la richiesta di formazione da parte degli imprenditori cinesi viene assecondata da professionisti e non sempre è orientata alla legalità, dunque, bisogna far in modo che l'illegalità fiscale non sia più pagante».
Emersione, ruolo chiave dei giovani. «Dall'analisi sull'imprenditoria giovanile cinese a Prato è emerso che la comunità cinese non è più un blocco monolitico privo di diversità e che i giovani possono avere un ruolo chiave nel favorire l'emersione». Parola di Ambra Collino ricercatrice dell'università di Firenze, che ha portato avanti uno studio sulla comunità cinese comparandolo con i dati elaborati da Dario Caserta dell'ufficio studi della Camera di Commercio. Su un totale di 5.432 imprese straniere, i cui titolari hanno un'età compresa tra i 18 e i 45 anni, 3.162 sono cinesi, che operano prevalentemente nell'industria tessile (187), nelle confezioni (1.727) nel commercio di abbigliamento all'ingrosso (187) al dettaglio (198) e nella ristorazione (102). «Rispetto agli altri imprenditori stranieri presenti - commenta Collino - i giovani cinesi continuano a essere maggiormente attivi nei settori tradizionali (tessile e confezioni), mentre nelle attività di commercio e ristorazione è forte anche la presenza di altri paesi (Marocco, Nigeria, Pakistan). Le aziende cinesi risultano escluse dal settore delle costruzioni, in cui gli imprenditori più presenti sono quelli albanesi, romeni e marocchini. Notiamo la diffusione di nuove tipologie di lavoro legate alla ristorazione mobile (catering) e la concentrazione di molte attività legate al commercio al dettaglio (principalmente supermercati, parrucchieri e vendita di abbigliamento). Da notare, soprattutto l'ascesa dei servizi (parrucchieri, lavanderie, attività di mediazione immobiliare) che ci fanno prevedere una diversificazione verso settori maggiormente redditizi».
Dal focus emerge una comunità di giovani imprenditori, la maggior parte dei quali sono cresciuti in Italia, conoscono bene la lingua, la cultura italiana, comprendono le normative e vogliono rimanere in Italia dove, in molti casi, hanno messo su famiglia. «Questo fa sì che abbiano tutto l'interesse a fare le cose in regola e a essere parte attiva nel processo di pianificazione degli interventi sulla comunità - conclude la ricercatrice - a livello locale, quindi, i giovani imprenditori potrebbero assumere un ruolo di rilievo nel processo di integrazione della comunità cinese all'interno del distretto». Ad avere un impatto negativo sulla permanenza delle nuove imprese è il problema della sicurezza: alcuni dicono che Prato non è sicura e ritengono sia più conveniente spostarsi altrove o addirittura tornare in Cina
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