Il presidio
Indagata Calciolari, amministratrice della società Creaf
Il reato ipotizzato dalla procura è quello di falso in bilancio Sopralluogo di finanza e periti nell’edificio di via Galcianese
PRATO. L'amministratrice della società Creaf è stata iscritta nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato di falso in bilancio. Si tratta del primo avviso di garanzia che la procura della Repubblica di Prato invia dopo l'apertura del fascicolo con cui inizialmente si ipotizzava il reato di malversazione ed era contro ignoti.
Intanto ieri la Finanza si è recata nell'immobile di via Galcianese con l'obiettivo di consentire una stima della struttura valutando quale possa essere il valore reale e l'importo effettivo del restauro effettuato. La società ha infatti valutato l'immobile, che nell'ipotesi degli amministratori, doveva servire per creare un incubatore di aziende, 20 milioni di euro.
Una cifra che la procura della Repubblica, alla luce dell'indagine effettuata e delle prime perizie contabili, ritiene troppo elevato. Ecco quindi che a una prima stima “contabile” con si esprime un parere preliminare di incongruità di circa 5 milioni di euro ne seguirà una più dettagliata conseguente al sopralluogo.
L'iscrizione allo stato attuale dell'ultimo amministratore della società pubblica Laura Calciolari nasce da un primo lavoro, ancora parziale, effettuato per accertare eventuali responsabilità dopo la denuncia presentata dalla consigliera comunale indipendente Marilena Garnier che metteva in evidenza come dopo 13 anni dall'acquisto e lavori di ristrutturazione per 25 milioni di euro non fosse ancora partita alcuna attività all’interno dell’ex lanificio Olmi.
Il perito della procura, coordinato dal sostituto procuratore della Repubblica Lorenzo Boscagli, ha infatti per il momento analizzato nel dettaglio solo il bilancio 2015 considerato al momento, anche alla luce della presentazione del concordato in bianco, prioritario per comprendere le dinamiche del caso.
La procura della Repubblica, se consolidasse la valutazione di incongruità, potrebbe anche chiedere il fallimento. Un atto raro per la procura ma che avrebbe un senso alla luce del fatto che il concordato viene approvato, dopo una valutazione del giudice della sezione fallimentare, dai creditori che - in questo caso - sono per la maggior parte quegli stessi enti pubblici che hanno fatto sì che la vicenda andasse avanti, senza soluzione, per anni.
Intanto non sono stati presentati ancora i documenti da allegare al concordato dal momento che il liquidatore ha ancora qualche settimana di tempo.
«Il termine - spiega il commissario concordatario nominato dal Tribunale, Leonardo Castoldi - scade entro 120 giorni dalla pubblicizzazione della presentazione della domanda».
Particolari sorprese non dovrebbero però essercene dal momento che l’attivo è solamente il valore dell’immobile mentre il passivo è per la stragrande maggioranza imputabile alle istituzioni pubbliche che hanno finanziato i lavori di ristrutturazione rimasti incompleti».
Ilenia Reali
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