Il Tirreno

Prato

Il riscatto dell'ex clochard: «Ora aiutatemi a trovare un lavoro»

Maria Lardara
L'ex clochard Antonio Ragno
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L'ex clochard Antonio Ragno

Prato, Antonio Ragno che viveva alla stazione ed è stato rimesso in carreggiata da una catena di solidarietà, chiede una nuova chance

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PRATO. Il maledetto vizio di bere, quello che l'ha fatto risucchiare nel vortice della dipendenza, ormai l'ha perso. E lui è pronto per rimboccarsi le maniche e iniziare un'altra vita, lavoro permettendo. Trovare un lavoro, mica facile di questi tempi. Ma senza il rischio sarebbe quello di finire nuovamente sulla strada e di vanificare così i risultati faticosamente raggiunti. Sì perché l'ultimo anno, quello che l'ha visto dentro una comunità di recupero di Quarrata, è stato di rinascita per Antonio Ragno l'ex senzatetto che viveva notte e giorno nei paraggi della stazione centrale di Prato.

La sua storia raccontata oltre un anno fa dal Tirreno, quella di un uomo solo e dall'aspetto gentile che a un certo punto incontra la generosità di un gruppo di persone nato su Whatsapp (gli "Amici di Antonio"), si arricchisce ora di un nuovo capitolo. Certo, non siamo ancora al lieto fine ma poco ci manca: dipende da quel lavoro che Antonio aspetta di trovare prima di uscire dalla comunità Emmaus di Quarrata che lo ha accolto.

Qui l'uomo vive dalla fine del 2015, qui ha tagliato i ponti con l'alcol. «Lo devo a me stesso e tutte le persone che mi hanno aiutato togliendomi dalla strada e pagandomi inizialmente l'affitto per una stanza - racconta Antonio - Sono stati loro a darmi la spinta morale per iniziare il percorso di riabilitazione». La barista della stazione, la farmacista, i tassisti e il manager pistoiese Sandro Pierattini: ecco i benefattori di Antonio che, nella comunità dove è stato inserito dai servizi sociali del Comune di Prato, sta dimostrando di sapersela cavare da solo, cimentandosi in alcuni lavori, soprattutto in cucina. «Ho bisogno di riprendere in mano la mia vita: devo ammettere che mi piacerebbe trovare un'occupazione come aiuto-cuoco ma sarei pronto ad adattarmi ad altre situazioni».

Sembrava che la vita potesse finalmente prendere un'altra piega per Antonio grazie alla catena di solidarietà che gli aveva fatto trovare un letto tutto per sé al posto di un freddo giaciglio alla stazione centrale (gli "Amici di Antonio" versarono la cauzione della camera e gli pagarono metà dell'importo dell'affitto). Ma il vizio del bere tornò a farsi vivo, in solitudine, nelle quattro mura dove si ritirava la sera Antonio. Che ebbe a quel punto uno scatto mai avuto prima. «Fu lui a dirci che voleva andare in comunità per disintossicarsi e guarire: un'ipotesi che non aveva mai voluto prendere in considerazione», racconta Pierattini, il benefattore che agli inizi del 2015 decise di dare una mano ad Antonio raccogliendo il suo appello sul Tirreno. La storia continua. E' condita di amicizia, solidarietà e speranza.

«Sono andato a trovarlo tre settimane fa - sottolinea il manager pistoiese - e ho visto una persona molto cambiata. Antonio non beve più. Ma la sua prospettiva di uscita dalla comunità, che può essere considerata un rimedio nella fase acuta, è condizionata dalla ricerca di un lavoro». Se qualcuno ne volesse offrire uno ad Antonio può rintracciarlo al numero 3896850100.

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