Il presidio
Quote rosa mancate, Comune a rischio commissariamento
Bufera su Carmignano, il difensore civico chiede tempi certi. Il sindaco Prestanti: "Non ha l’autorità per procedere". E si difende: "Ho chiesto a sei donne, hanno tutte detto di no"
CARMIGNANO. «Se allo scadere di questo periodo non ci sarà certezza sulle tempistiche entro cui il sindaco ha intenzione di riequilibrare la composizione della giunta saró costretto a nominare un commissario ad acta ». Il mittente è il difensore civico regionale, Lucia Franchini. Il destinatario, il Comune di Carmignano, per l'esattezza il sindaco Edoardo Prestanti. Non sono esattamente queste le parole contenute nella lettera ricevuta da Prestanti ma il senso è chiaro: se l'amministrazione non provvede a dare giusta rappresentanza alle donne in giunta rischia il commissariamento. A pesare come una spada di Damocle sulla testa di Prestanti l'ormai nota questione delle quote rosa nella giunta carmignanese. Questione che ha fatto tribolare sindaco e assessori fin dal momento della loro elezione nel giugno scorso. L'opposizione ha scritto al difensore civico e alla prefettura per sottolineare come la giunta di Carmignano non rispettasse la legge Delrio che stabilisce che "nelle giunte dei Comuni con popolazione superiore a 3mila abitanti nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40%". Fino ad oggi si era sempre parlato di due lettere con le quali il difensore civico sollecita Prestanti a riequilibrare la sua squadra ma è spuntata una terza lettera dove i toni del difensore sarebbero assai più perentori e dove questo avrebbe dato un termine (per altro scaduto venerdì scorso) chiedendo a Prestanti tempi certi per riequilibrare la rappresentanza femminile tra gli assessori, pena la nomina di un commissario ad acta che potrebbe, nell'ipotesi peggiore, gestire in via straordinaria l'ente.
La notizia è stata confermata dal sindaco stesso che, raggiunto telefonicamente, ha rivelato di aver già provveduto a chiedere un incontro con il difensore civico per chiarire la faccenda: «Non crediamo assolutamente ci siano i presupposti per un commisariamento - afferma Prestanti - Innanzitutto perché abbiamo più volte esplicitato che abbiamo tutta la volontà di riequilibrare la presenza femminile in giunta, abbiamo solo bisogno di tempo, non puó pretendere il difensore civico che le difficoltà oggettive avute nel momento di costituire la giunta siano superate tre mesi dopo. Spero di chiarire la questione il prima possibile». Ad oggi, comunque, l'unica donna in giunta è l'assessore Stella Spinelli, gli altri quattro membri sono uomini (Francesco Paoletti, Stefano Ceccarelli, Gianni Nicolosi e Federico Migaldi).
Prestanti, inoltre, contesta che il difensore sia nelle facoltà di fare ciò che minaccia. «Ci siamo rivolti ad uno studio legale ovviamente a spese nostre e, da quanto ci risulta, un difensore regionale puó procedere al conmissariamento per determinati atteggiamenti di un'amministrazione locale nei confronti della Legge ma noi non rientriamo in quei casi. Se il difensore civico dovesse portare avanti la sua linea, ci rivolgeremo al Tar». Questo è il primo nodo della questione che ha tutta l'aria di diventare una battaglia di carte bollate.
Prestanti, chiamato a rispondere più di una volta sulla faccenda, ha sempre sostenuto, infatti, di aver provato ad avere pari numero di uomini e donne in giunta ma di aver ricevuto risposte negative dalla compagine politica femminile di sinistra di Carmignano: avrebbe infatti chiesto disponibilità a sei donne e tutte avrebbero rifiutato. Questi "no" sarebbero documentati e conservati negli atti.
Prestanti fa leva sulla deroga alla legge individuata dal Consiglio di Stato per cui la disparità della rappresentanza di entrambi i sessi in giunta potrebbe essere legittima se fosse provata, tramite un'accurata e approfondita istruttoria e un'altrettanto adeguata motivazione, l'effettiva impossibilità a garantire la governabilità dell'ente. È anche su questa deroga che si gioca la partita ma i precedenti non giocano a favore dell'amministrazione. In un altro caso molto simile, con quattro uomini in giunta più una sola donna, il Comune impugnando la sentenza del Tar che si era espresso per l'annullamento del decreto sindacale, si è comunque visto dare contro anche dal Consiglio di Stato che non ha ritenuto sussistere quei motivi eccezionali richiesti per l'applicazione della deroga alla legge Delrio.
La domanda è: sei donne sono sufficienti per rientrare in quella situazione di eccezionalità? Se il difensore civico ha dato un ultimatum al sindaco, qualche dubbio sorge.
Intanto, tra le file dell'opposizione, Mauro Scarpitta, tra l'altro il primo a sollevare e a portare avanti la questione quote rosa, ha depositato un'interpellanza al sindaco che sarà messa all'attenzione del prossimo consiglio comunale con cui chiede a Prestanti se e come ha intenzione di uscire da questa impasse "di genere" facendo anche chiaro riferimento alla corrispondenza intercorsa con il difensore civico e chiedendo spiegazioni ufficiali in merito: «Una delle cose che mi sembrano più assurde di questa faccenda - afferma Scarpitta - è che a portare avanti una battaglia su un argomento storicamente di sinistra, come il rispetto della parità di genere, sia l'opposizione e che a violarlo sia una giunta di sinistra».
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