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Marzano: «Il corpo grasso è associato all’incapacità»
PRATO. «Siamo nella società dell’immagine in cui tutto si riduce all’apparire, come se il fatto di essere sovrappeso significasse anche un’incapacità a livello lavorativo». Michela Marzano, filosofa,...
PRATO. «Siamo nella società dell’immagine in cui tutto si riduce all’apparire, come se il fatto di essere sovrappeso significasse anche un’incapacità a livello lavorativo». Michela Marzano, filosofa, saggista e parlamentare (gruppo misto) non ne fa una questione di genere. Se Martina, la 26enne pratese che si è vista più volte sbattere la porta in faccia dalle aziende per il suo peso (140 chili), fosse un uomo cambierebbe poco. «Sono anni che ci portiamo dietro questi stereotipi - dice la filosofa - in cui il corpo è la pietra di paragone del valore personale, della nostra capacità di essere attivi, efficaci».
Lei ha parlato spesso dell’importanza del corpo quale medium tramite il quale incontrare gli altri. Però poi tutto si traduce in quello che lei stessa chiama nei suoi saggi “il culto del corpo”. Come si può evitare?
«Il punto è proprio questo: c’è una differenza importante tra il corpo che noi siamo e attraverso il quale ci esprimiamo e l’immagine del corpo ideale, che non corrisponde affatto a ciò che noi siamo. Invece di prendere il corpo come ciò attraverso cui ci esprimiamo, lo idealizziamo. È quindi deve rispondere a una serie di canoni, di stereotipi che poi distruggono la specificità individuale».
Ma davvero è un fenomeno del nostro periodo?
«No, il corpo è sempre stato legato a una serie di regole ideali. Ad esempio nell’Egitto dei faraoni, il corpo un po’rotondo era positivo perché rappresentava la fecondità e l’abbondanza. Ora l’immagine ideale è quella del corpo magro, della top model. Diventa un problema quando il corpo diventa altro dall’immagine di noi stessi, quando si lega alle regole sociali».
Si può considerare, quella di Martina, una discriminazione di genere?
«No, è un problema che riguarda anche gli uomini. È vero che le donne sono sottoposte da sempre a queste regole rigide del corpo. Ma se al posto di Martina ci fosse stato Martino non sarebbe cambiato nulla. Il punto è che dietro c’è l’idea del controllo: si pensa cioè che, se io non sono magro, vuol dire non ho controllo sulla mia vita. E siccome esiste il mito del controllo in quest’epoca, allora il corpo in sovrappeso viene preso come la mancanza di valore».
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