Il Tirreno

Prato

SI PUNTA SUI TRENI DELL’HITACHI E SULLA CAPITALE DELLA CULTURA

PISTOIA. «Per Pistoia l’anno da capitale della cultura è una grande opportunità. Siamo una splendida città d’arte, ma anche della cultura d’impresa e della manifattura. Per questo nel 2017 in cui...

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PISTOIA. «Per Pistoia l’anno da capitale della cultura è una grande opportunità. Siamo una splendida città d’arte, ma anche della cultura d’impresa e della manifattura. Per questo nel 2017 in cui saremo capitale italiana della cultura, dovrà esserci un posto anche per noi imprenditori». La vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Federica Landucci salutava così, in una intervista al Tirreno, la grande occasione che Pistoia sta coltivando per il prossimo anno.

Occasione non solo per le numerose imprese del settore turistico presenti nei ranghi di Confindustria, ma soprattutto per la manifattura d’alto livello, dalla lavorazione del ferro agli strumenti musicali, al ricamo, alla biancheria di alta qualità. Un’opportunità, quella di Pistoia capitale, che grazie alla struttura allargata di Confindustria Toscana Nord, sarà facile allargare anche a Prato e Lucca.

Al netto di questo grande appuntamento, l’economia pistoiese si presenta all’assemblea annuale di Confindustria con un panorama – come di consueto – a luci ed ombre. Dove la luce è ormai sempre più decisamente quella che proviene da Hitachi Rail Italy e dall’intero distretto ferroviario. La netta ripresa dell’azienda leader, l’ex AnsaldoBreda, che ha ripreso nel 2016 a far segnare bilanci in attivo dopo un quindicennio tragico, è un segnale importante anche per tutte le decine di aziende dell’indotto metalmeccanico, che guardano con grande interesse alla mezza dozzina di anni di lavoro assicurato dalle commesse arrivate in via Ciliegiole negli ultimi mesi.

Gli ultimi dati disponibili sull’export mettono in risalto anche il buon andamento del settore abbigliamento e maglieria, che sfiora il 15% di crescita nel secondo trimestre 2016. Il resto delle industrie manifatturiere cresce come vendite all’estero, ma non a questi ritmi: il primo semestre dell’anno si è chiuso con un +4,4%.

Continua invece ad avvitarsi nella sua crisi il distretto del mobile quarratino, che non riesce a trovare un “driver” per uscire dalle secche. Gli ultimi trimestri sembravano delineare una ripresa, ma la mazzata è arrivata, anche qui, dalle vendite all’estero del 2016 che segnano decisamente il passo: colpa della mancanza di acquisti proveniente da mercati decisivi come la Russia e la Cina.

E poi c’è un’altra questione di difficoltà che gli imprenditori industriali pistoiesi si aspettano di poter affrontare meglio con alle spalle la forza di Confindustria Toscana Nord: la riorganizzazione amministrativa, che ha di fatto cancellato la presenza delle Province. Negli uffici di piazza Garibaldi non si nascondono le difficoltà nate dalla sparizione di un interlocutore istituzionale sovracomunale, come era la Provincia: su molti temi chiave, dalle infrastrutture di collegamento alla promozione e al turismo, si sta attraversando un momento di incertezza che certo non facilita chi vuole fare impresa. (f.cl.)

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