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Coniugi arrestati per spaccio di droga Lui investì un ragazzo

Coniugi arrestati per spaccio di droga Lui investì un ragazzo

PRATO. La polizia ha arrestato Habib Aznagh, marocchino di 30 anni, che nel gennaio dell’anno scorso, travolse e uccise il diciannovenne Giancarlo Ravidà che stava attraversando la strada nel...

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PRATO. La polizia ha arrestato Habib Aznagh, marocchino di 30 anni, che nel gennaio dell’anno scorso, travolse e uccise il diciannovenne Giancarlo Ravidà che stava attraversando la strada nel primo tratto di via Valentini.

L’incidente gli è costato una condanna a due anni per omicidio colposo.

Al suo fianco quella sera c’era Rachid Kezzou, che il giorno dopo fu fermato dalla polizia con l’accusa di aver rapinato un paio di cinesi in via delle Fonti.

Nel pomeriggio di venerdì i poliziotti della squadra mobile agli ordini del vice questore Francesco Nannucci hanno compiuto una perquisizione nella casa di via Cava dove Aznagh vive insieme alla moglie, una connazionale di 24 anni, e hanno trovato 132 grammi di cocaina nascosti nell’armadio.

Marito e moglie sono stati arrestati per spaccio di droga.

Le indagini della Squadra mobile della questura di Prato avevano preso il via qualche giorno prima dalla segnalazione di una possibile attività di spaccio nella zona di Cafaggio e al parco dell’ex Ippodromo.

Habib Aznagh e la moglie si muovevano a bordo di una Bmw lungo via Roma e sono stati intercettati in centro dalla polizia, ma con sé non avevano droga, e nemmeno nell’auto.

I poliziotti però hanno deciso di fare una perquisizione a casa e lì hanno trovato la cocaina, oltre a 3.220 euro, sequestrati come provento dello spaccio (non risulta che i coniugi abbiano un’occupazione).

In casa c’era anche un iPad con foto e software cinesi, che secondo la polizia potrebbe essere rubato, magari dato in pagamento da un tossicodipendente in cambio della droga.

Per l’investimento del giovane Giancarlo Ravidà il trentenne marocchino era stato accusato anche di omissione di soccorso, ma l’accusa era caduta durante il processo perché il nordafricano era riuscito a dimostrare di essersi fermato per un po’ dopo l’incidente, anche se non aveva detto subito di essere stato lui a travolgere il diciannovenne.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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