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Biffoni: «La grande cultura farà anche vendere più pezze»

Biffoni: «La grande cultura farà anche vendere più pezze»

Il sindaco traccia il futuro del nuovo Pecci e della Prato contemporanea: «Per avere la continuità di mostre importanti gli sponsor, però, sono indispensabili»

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PRATO. Sindaco Matteo Biffoni con “La fine del mondo” inizia la nuova “stagione” della Prato contemporanea?

«La cultura è il petrolio del nostro Paese. Lo si sente dire spesso, ma bisogna essere conseguenti, anche con un impegno concreto. Dal 2008 a oggi la città di Prato ha investito 15 milioni per la riapertura del Centro Pecci ai quali si aggiunge oltre un milione di euro l'anno di spesa corrente. Credo che la cultura non sostituirà il tessile, la manifattura che ancora oggi fa da traino nel nostro distretto, ma sicuramente una città più attrattiva anche sotto il profilo culturale aiuta a "vendere più pezze". Sta iniziando davvero una nuova stagione, quella in cui si parla della nostra città nel mondo per progetti meravigliosi di rilancio, come pochi giorni fa con la presentazione del Parco centrale di Prato e oggi con l'apertura del nuovo, meraviglioso, Centro Pecci».

Prato contemporanea, dunque, ma quali saranno i prossimi step della trasformazione?

«Con tutta la giunta stiamo lavorando per non investire in eventi spot, ma per un rilancio della città di Prato, che è città contemporanea per eccellenza, sotto diversi aspetti, dalla riqualificazione urbanistica alla cultura fino alla nascita di poli attrattivi quali la manifattura del cinema. Grazie alle nostre risorse e ai progetti sostenuti dalla Regione e ai finanziamenti per le periferie che il governo Renzi ha previsto nella legge di stabilità in discussione in queste ore, riusciremo a investire per una riqualificazione di parti significative del nostro territorio: il Macrolotto zero, ma anche Serraglio e piazza del Mercato Nuovo, tutta l'area compresa tra palazzo Pacchiani e viale Vittorio Veneto, la nascita del Parco centrale nell'area del vecchio ospedale. E stiamo lavorando per un progetto sul Soccorso che, partendo dalla realizzazione del sottopasso, dia un nuovo volto anche a questo quartiere».

Al nuovo Centro Pecci non saranno certo sufficienti gli attuali contributi, pubblici e privati, tanto più che l’arte contemporanea rende e attira meno del “passato”. Firenze può “permettersi” Ai Weiwei grazie agli sponsor privati.

«Certo, Comune e Regione hanno fatto tantissimo per la riapertura del Centro Pecci e il presidente del consiglio nella sua visita al cantiere del Centro ha dichiarato l' impegno del governo. Ma questo, se è sufficiente sotto l'aspetto "contabile", non lo è per la città. Già adesso sono oltre 300 i soci sostenitori, privati che contribuiscono con propri fondi al Pecci, ma certamente per avere una continuità di mostre di alto livello sono fondamentali grandi sponsor privati. Adesso ce ne sono un paio, ma ci auguriamo che possano crescere».

Il presidente e il cda dell’Associazione per l’arte contemporanea Pecci, che ha gestito il museo per 28 anni, sono scaduti da fine dicembre 2015. Perché non è stata indetta un’ assemblea per il rinnovo?

«In vista del grand opening di oggi, annunciato lo scorso anno, ci è sembrato doveroso condurre l'attuale comitato direttivo dell'associazione fino a questo importante appuntamento. Il comitato direttivo in prorogatio ha lavorato per un anno, assieme al Comune e sotto l'egida della Regione, alla costituzione della Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana; sarebbe stato ingeneroso e ingiusto procedere a nuove nomine prima di oggi. Adesso, il Comune è pronto a indicare i tre suoi rappresentanti nel comitato direttivo dell'associazione».

Chi sarà il presidente?

«Il presidente dell'associazione, che non ha più la gestione del centro, sarà deciso con gli altri soci nelle sedi dovute».

Riccardo Tempestini

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