Italia
Accusa il padre di picchiarlo per giustificarsi con la maestra
Il ragazzino ha ritrattato: «Era una scusa per non aver fatto i compiti» Il Tribunale dei minorenni revoca la misura di allontanamento dell’uomo
PRATO. Potrà tornare in famiglia il padre allontanato da casa con l'accusa di aver picchiato il figlio e averlo fatto lavorare di notte. Il ragazzino, 12 anni, ha ritrattato. Durante un approfondimento di indagine del Tribunale per i minori di Firenze ha riferito di aver accusato il padre, un cinese titolare di un'azienda di pronto moda, per evitare di essere nuovamente sgridato dalla maestra per non aver fatto, per l'ennesima volta, i compiti.
Una dichiarazione che ha portato a una nuova analisi del caso da cui emergerebbe - in base agli elementi in possesso del Tribunale - che il piccolo che a maggio aveva riferito ai compagni di classe, e quindi all'insegnante, di venire sistematicamente picchiato con aghi delle macchine da cucire, non ha particolari problemi di inserimento e che la sua situazione psicologica non farebbe emergere un disagio così grave anche se il giudice - revocando la misura di allontanamento del padre da casa - ha ritenuto di disporre un supporto psicologico e di aiuto nei compiti proprio per quanto successo.
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Dagli approfondimenti del Tribunale per i minorenni e riportati nell’ordinanza di revoca della misura cautelare, emerge infatti che è vero che i genitori, pur negando di picchiare il figlio e di farlo lavorare, hanno difficoltà a capirne la fragilità ma ciononostante lo seguono in modo sufficiente e sono severi solo quando si tratta di valutare l'impegno scolastico dal momento che aspirano per lui «a un altro lavoro senza essere costretto, come loro, a stare alla macchina da cucire».
L'allontanamento del padre, su richiesta del pm della procura di Prato Antonio Sangermano, era stato emesso a settembre dal giudice Pallini e anche il Tribunale del Riesame aveva convalidato la misura cautelare. «Al di là della ritrattazione di quanto detto dal ragazzino - è il commento dell'avvocato della famiglia, Maurizio Milani - ritengo che la misura non potesse essere sostenuta anche per altro dal momento che dalle dichiarazioni del bambino a maggio nel 2015 all'esecuzione, settembre 2016, è passato quasi un anno e mezzo e inoltre nell'audizione protetta era presente anche la maestra, testimone del racconto del bambino. Maestra che tra l’altro, come emerge dalle riprese audio video ha fatto anche delle domande».
Il padre, un uomo di 48 anni, è accusato di aver sottoposto il bambino a vessazioni fisiche e psicologiche per lo scarso rendimento scolastico dopo che, per almeno tre volte a settimana, il piccolo era costretto a lavorare nella confezione di famiglia a partire dalle 16,30 e per 6 oppure 8 ore al giorno. Il bambino aveva il compito di girare e piegare gli abiti cuciti e talvolta lavorare alla macchina da cucire in cambio della paghetta. Quando poi però riportava brutti voti o dimostrava - secondo l'accusa e quanto riferito dal bambino - di non aver imparato la lezione veniva picchiato con una corda alle gambe, stretto agli arti bucandolo con le unghie e talvolta con aghi della macchina da cucire. A infliggere quest'ultima punizione sarebbe stata anche la sorella - che sentita non aveva confermato - se il piccolo dimostrava di non sapere le tabelline.
Ilenia Reali
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