Il presidio
Sensing the waves: una scommessa da 15 milioni
Prato, nuovo Pecci. A che punto sono i cantieri e i problemi risolti. Viaggio nel centro a sei giorni dall’apertura con l'assessore Valerio Barberis
PRATO. All'inizio era un insetto, un enorme, fantastico insetto con due antenne e con uno scudo ramato che arrivava fino quasi a toccare il suolo. Poi col passare del tempo e delle mediazioni, "Sensing the waves", l'avveniristico Pecci-due, è stato rimodulato diventando quel che è oggi: una sorta di navicella spaziale che stringe il vecchio museo d'arte contemporanea progettato da Gamberini, da cui spunta un'antenna - l'elemento metaforico - che capta e diffonde le nuove tendenze dell'arte e della cultura.
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Questo voleva chi l'ha progettato, l'architetto olandese, d'origine indonesiana, Maurice Nio, 57 anni, una forte propensione per le forme antropomorfe "delle quali coglie l'essenza e non l'estetica", applicate anche alle infrastrutture, che siano ponti piuttosto che pensiline dei bus, e che il nome dell'opera-Pecci spiega con chiarezza: "sentire l'onda". A sei giorni dall'inaugurazione della nuova struttura, il cantiere Pecci-due e Pecci-uno è una macchina che marcia a tutto motore: decine gli operai e i tecnici che montano, dipingono, mettono a posto, collegano, ritoccano, sia nella parte esterna, sia nella nuova struttura (" il piercing di Gamberini" viene chiamato a Prato) sia nell'ala che ha reso famoso nel mondo il centro di arte contemporanea cittadino.
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«Nio ha spiegato bene perché ha realizzato l'ala nuova del Pecci in questo modo, perché così facendo ha risolto i due problemi storici del centro: l'ingresso defilato, difficile da trovare e la disposizione delle sale che obbligava chi visitava le mostre a dover ripercorrere al contrario il tracciato dell'esposizione per poter uscire». Valerio Barberis, assessore all'urbanistica, al Pecci ormai ha messo le tende.
Non c'è giorno nel quale non trascorra diverse ore - assieme all'architetto Luca Piantini, responsabile dell'intervento - dentro quegli spazi che al visitatore ignaro appaiono come un mondo parallelo: al piano terreno squadre di operai olandesi che allestiscono ingresso, bookshop e ristorante - rendering e misure al millimetro alla mano - con arredi disegnati da Nio. Al piano superiore altre squadre, questa volta di giovani, artisti piuttosto che studenti universitari, tanti artigiani che limano, intagliano, montano le opere della "Fine del mondo", la mostra dal titolo evocativo della nuova era Pecci (50 artisti da tutto il mondo, installazioni di grande impatto) che occupa sia lo spazio Nio, sia lo spazio Gamberini.
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Come sono stati risolti i problemi logistici? E' presto detto. «Nio ha spostato l'ingresso - spiega Barberis - nel mezzo dell'anello collocato secondo l'asse del vecchio edificio. Un ingresso molto ampio, immediatamente visibile anche dalla strada che dà accesso all'area accoglienza-biglietteria, al guardaroba e bagni e dall'altra parte porta all'area ristorante. Per questo è stato possibile eliminare la vecchia passerella che dalla strada conduceva al primo piano dell'edificio Gamberini dove c'era la biglietteria e da dove iniziavano gli spazi espositivi. Per quanto concerne il percorso delle mostre, la soluzione di Nio consente di fare tracciati circolari, che iniziano da un punto per concludersi in quello opposto, utilizzando, anche a moduli, gli spazi di "Sensing the waves" collegati all'edificio Gamberini in tre punti».
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Vecchio e nuovo si compenetrano al primo piano della nuova struttura: con la passerella di vetro, in via di ultimazione al centro dell'anello, e agli estremi con porte che all'occorrenza possono restare aperte. «Dunque al piano terreno dell'edificio di Nio - prosegue Barberis - l'area dell'accoglienza, uno spazio polivalente con sala per piccole conferenze affacciata su una grande vetrata e l'area ristorante. Al primo piano, al quale si accede con una grande scala, un open space, anche se flessibile, destinato alle esposizioni».
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Particolarissime le aree del bookshop - arredata con strutture a onde su più livelli - e del ristorante (preso in gestione dallo chef Angiolo Barni) che avrà la cucina a vista e un pavimento che riprende le onde del bookshop e con la possibilità di mettere i tavolini anche all'esterno del locale. Il tutto illuminato da semplici lampadari verdi cilindrici.
Complesso l'intervento di restauro nel Pecci-Gamberini: «Che è stato riportato all'origine - spiega l'assessore - ripristinando, per esempio, le controsoffittature che negli interventi successivi erano state eliminate». Il vecchio Pecci è tornato a nuovo: imbiancato, riparato, sono state eliminate le parti arrugginite ma alcuni locali resteranno comunque chiusi al pubblico in attesa della fine degli interventi.
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«Gli spazi nuovi e vecchi del piano terreno sono stati concepiti in modo tale - aggiunge Barberis - che alcune zone saranno indipendenti». L'area bar, per esempio, che resterà al piano terra del vecchio edificio, affacciato sull'anfiteatro e l'area ristorante, potranno "vivere" indipendentemente dall'attività del centro. Nella stessa porzione dell'edificio Gamberini, al posto del vecchio auditorium, di fianco al bar, verrà fatta la sala cinematografica (lavori iniziati ma che non termineranno entro il 16 ottobre) con duecento posti a sedere su gradoni e nella parte retrostante, separata dalla sala da una parete, un'area che verrà allestita per accogliere i traduttori. Anche in questo caso l'attività cinematografica sarà autonoma rispetto al resto del complesso.
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«Per il momento l'intenzione è quella di non eliminare la passerella che porta alla biblioteca e nella quale restano gli uffici» dice Barberis che ha curato, assieme al suo staff, la risistemazione esterna del centro. Un lavoro, anche questo, decisamente importante. Il prato, le opere d'arte, le siepi, tutto quel che c'era prima non ci sarà più. Al loro posto percorsi pedonali, una piazza, una collina e, soprattutto, una lettura quasi filosofica della funzione del Pecci.
«L'antenna di Nio che capta le tendenze e le diffonde - è il ragionamento di Barberis - è come una goccia di conoscenza e cultura che cade e le cui onde si propagano nella città e quindi nel mondo. Per questo l'esterno del Pecci è stato concepito a cerchi concentrici, dal più vicino alla porta d'ingresso, evidenziato da un segno forte come la pavimentazione scura in pasta di legno, a quelli via via più lontani rappresentanti dai percorsi pedonali, dalle panchine (semplicissime: lunghi parallelepipedi bianchi lievemente incurvati ndr) e infine dal colle che affianca l'ingresso del centro e che chiude la piazza».
La collina - per ora spoglia ma che per l'inaugurazione si spera ricoperta di erba - ha anche un altro scopo: dividere, fisicamente, e riparare il centro, dal caos della Declassata. E sarà di fianco alla collina - i fondi verranno messi nella programmazione delle opera pubbliche del Comune dei prossimi anni - che nascerà la passerella pedonale che traghetterà i visitatori dal Pecci al parcheggio McDonald's e viceversa, superando la Leonardo Da Vinci. Fino ad allora chi verrà al Pecci in auto dovrà utilizzare i parcheggi lungo la strada sul retro del centro che serve anche l'Art Hotel. Ma chi entrerà in città dall' A1 capirà subito di trovarsi in una città votata alla contemporaneità: di fronte avrà la mezzaluna di Staccioli che verrà collocata sulla rotonda della Questura (e che spunterà sul culmine della collinetta del centro), sulla destra avrà la "navicella" rosso-ramato di Nio. Per consentire però, un flusso maggiore di auto e soprattutto uno scorrimento fluido, davanti all'area del centro, a partire dall'innesto di viale della Repubblica con la Declassata, sono stati eliminati i contro viali.
Infine l'investimento: il nuovo Pecci, il restauro del vecchio, la trasformazione dell'area esterna sono costati complessivamente 15 milioni e 300.000 euro, dei quali 7 finanziati dalla Regione e tutto il resto sostenuto, negli anni, dal Comune. In particolare: 2 milioni 300.000 sono andati per il recupero dell'edificio Gamberini, un milione e mezzo per la ricostruzione degli esterni, quel che resta è servito per la scommessa "Sensing the waves".
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