Il presidio
Quella morte misteriosa in Francia
Il gip di Prato archivia il caso dell’imprenditore Carlo Bresci ma la figlia è convinta che rimanga qualcosa di poco chiaro
PRATO. La figlia del morto non crede alla ricostruzione della polizia francese, ma per il sostituto procuratore Francesco Sottosanti, e ora anche per il gip Francesco Pallini, il caso è chiuso. Il caso è quello della morte di Carlo Bresci, pratese di 70 anni deceduto il 24 agosto dell'anno scorso a Chambery, capoluogo del dipartimento della Savoia, durante un controllo di polizia. La figlia Elena fin dall'inizio non ha creduto alla ricostruzione delle autorità francesi, sospetta che il padre sia stato aggredito e ha presentato una querela contro ignoti. La questione è stata rimessa nelle mani del giudice dell'udienza preliminare Pallini, chiamato a decidere se archiviare il fascicolo, come chiedeva il pubblico ministero, o disporre nuove indagini, come voleva Elena Bresci, una delle due figlie del morto, assistita dall'avvocato Sabrina Serroni. All'udienza del 6 luglio il giudice ha trattenuto il fascicolo riservandosi la decisione e ora ha sciolto la riserva accogliendo la tesi del sostituto Sottosanti.
Carlo Bresci, come detto, è morto la sera del 24 agosto 2015 alla barriera autostradale di Chignin, a qualche chilometro da Chambery. Attivo nel settore tessile, era andato in Francia per lavoro ed era al volante di un'auto intestata alla Fibretess di Montemurlo, di cui era dipendente. Nella loro relazione gli agenti della polizia doganale francese spiegano che si trattava di un obbiettivo interessante perché proveniente dall'Italia, paese noto per la contraffazione nel settore tessile. Dunque Bresci viene fermato e risponde ad alcune domande. Dichiara di non portare contanti oltre la soglia consentita (10.000 euro) e a un certo punto gli trovano un imprecisato documento bancario. E' in quel momento che, secondo la ricostruzione della polizia francese, l'uomo accusa un malore e si accascia a terra. Vengono chiamati i soccorsi e nel frattempo gli pratica il massaggio cardiaco. L'ambulanza ripartirà verso l'ospedale intorno alle 22 ma per Bresci non ci sarà niente da fare. Il referto parla di una "disfunzione cardiaca su uno stato cardiaco patologico".
Dei familiari del morto, Elena Bresci sembra l'unica a dubitare della versione francese. La moglie e l'altra figlia accettano le spiegazioni, ma Elena no. Nella denuncia sporta qualche giorno dopo i fatti racconta di aver visto la salma del padre all'ospedale di Grenoble il 27 agosto e di aver notato «una vistosa ecchimosi al braccio destro e un gonfiore anomalo del viso» in particolare intorno all'occhio destro. Dall'autopsia fatta in Francia emergeranno anche quattro costole fratturate. Tra le incongruenze segnalate dalla figlia c'è anche la mancanza di immagini video o fotografiche e il fatto che l'autopsia abbia rilevato tracce di farmaci anti-aritmia (secondo la figlia Bresci non prendeva quei farmaci, come confermerebbe anche il medico di famiglia). Per questo l'8 settembre ha chiesto una nuova autopsia alla Procura di Prato, ma il sostituto Sottosanti ha respinto la richiesta. Secondo il magistrato non c'è alcun mistero. Le fratture alle costole sarebbero state provocate dalle manovre di rianimazione e quanto alle immagini, ci sono delle telecamere ma non inquadrano il punto preciso dove è avvenuto il controllo. Insomma, il magistrato italiano si è fidato degli accertamenti compiuti dalla polizia francese e, non ritenendo che siano stati commessi errori, ha chiesto l'archiviazione del fascicolo, alla quale Elena Bresci si è opposta.
In questi giorni il gip Pallini ha concluso che «non emergono elementi suscettibili di valutazione da parte del giudice penale», in particolare elementi che facciano pensare a responsabilità di terze persone. Per questo ha disposto l'archiviazione del fascicolo. La figlia di Bresci è ancora convinta che qualcosa di poco chiaro sia successo, ma il caso, come detto, è chiuso.
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