Il Tirreno

Prato

Chiesa colma per il funerale della madre morta dopo il parto

Ilenia Reali
Il personale della Pubblica Assistenza accompagna la bara di Annalisa nella chiesa di Maliseti
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Il personale della Pubblica Assistenza accompagna la bara di Annalisa nella chiesa di Maliseti

La madre dall'altare chiede di non applaudire all'uscita del feretro: "Perché per noi è una tragedia"

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PRATO.  Alla fine della messa ha raggiunto il pulpito, ha letto la poesia “Il tuono” di Pascoli, e senza farsi quasi incrinare la voce dal pianto ha chiesto di non applaudire all’uscita del feretro “perché per noi è una tragedia”. E’ in questa manciata di secondi mentre la voce della madre di Annalisa Casali trasmetteva con l’allitterazione dei suoni della poesia l’angoscia e il vuoto che, in chiesa, si è introitato per pochi attimi il dolore profondo e inconsolabile della famiglia della giovane donna morta dopo aver dato alla luce il suo bambino. Non ci sarebbe bisogno di raccontare altro del funerale di Annalisa. E’ tutto qui. In quella madre costretta in poche ore a vivere la nascita e la morte. Rispettivamente del nipote e della figlia.

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Eppure non si può non raccontare della chiesa di Maliseti, grande e stipata di amici, colleghi e semplici conoscenti richiamati lì dal bisogno di esprimere la propria vicinanza. C’erano tutti, anche gli amici dell’infanzia che hanno voluto ricordarla con una grande corona di rose bianche, identica a quella sistemata sulla bara ed essenziale nella scritta sulla fascia “i tuoi cari”.  Poi, un mazzolino piccolo e pieno di orchidee avorio e bordeaux. Il bouquet del figlio, il primo e unico dono per la sua mamma.

Un dramma così incomprensibile e cattivo da pelle d’oca. Come la camminata svelta del compagno dietro il feretro di Annalisa. Un passo quasi per  richiamarla a sé, a non andarsene, a non lasciarlo, a tornare indietro.

Una messa cortissima quella celebrata da don Santino Brunetti. Poche parole, via quelle inutili nell’essenzialità di questo prete da sempre un po’ di frontiera. “Il dolore non si può misurare – ha detto il parroco durante l’omelia – e solo chi lo vive lo sente dentro e non trova risposta ai mille perché. Che la preghiera di Annalisa illumini il cammino dei suoi familiari, gli indichi la strada e gli dia speranza nel futuro con quel seme che ha lasciato e che germoglierà”.

Al momento ci sono sei indagati per omicidio colposo per la morte della donna, si tratta di 4 medici e 2 ostetriche. Coloro che hanno seguito la trentaseienne dall’ingresso dell’ospedale alle operazioni per limitare le emorragie che le hanno causato da subito forti dolori addominali. Dai primi responsi dell’autopsia sembra che la milza avesse lesioni precedenti al parto. Potrebbero essere state causate da una malattia genetica che la donna non sapeva di avere. La risposta arriverà solo da ulteriori accertamenti clinici. Un fatto che potrebbe aumentare il numero degli indagati allargando l’inchiesta anche ai medici che prima del parto avevano visitato Annalisa Casali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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