Va in carcere e lavora ma poi non può riscuotere l'assegno
Non ha documenti e quindi, una volta agli arresti domiciliari, le Poste non gli pagano i 1800 euro che il Ministero gli deve
PRATO. E’ stato in carcere a Spoleto per almeno 5 anni per spaccio di droga. E nell’istituto penitenziario il giovane, di origini palestinesi, ha fatto un po’ di tutto. Lavoretti vari per cui, tolte le spese per il suo mantenimento, ha guadagnato 1.800 euro. Adesso si trova agli arresti domiciliari – è assistito dall’avvocato Giuseppe Nicolosi - in casa del fratello in via Pier Cironi ma questi soldi non può spenderli. Il motivo? L’uomo, 35 anni, è irregolare nel nostro paese e non ha documenti. Non può di fatto dimostrare con niente (se non direttamente al carcere di Spoleto) che lui è proprio lui e quindi non può riscuotere quei 1800 euro che il carcere gli ha regolarmente pagato con un assegno postale. Poste italiane infatti scambia l’assegno ma solo al destinatario. Ma chi può dire che proprio quel giovane che si presenta a riscuotere è la persona titolata a riscuotere? Una storia emblematica dal momento che si tratta di una storia che si ripete spesso tra coloro che, senza documenti, scontano la pena in carcere e che poi una volta ai domiciliari si trovano a non poter far conto su quei soldi che hanno guadagnato lavorando. Il rischio di tornare a delinquere è quindi assai reale. E si tratta di una delle mille incoerenze legate a chi arriva nel nostro paese senza documenti. C’è insomma chi delinque, sconta magari la pena, ma formalmente non esiste e quindi non può riscuotere i suoi soldi.
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