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Usò l’auto di servizio: condannato

Usò l’auto di servizio: condannato

Defila, ex comandante della Finanza, dovrà restituire 4.500 euro

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PRATO. La Corte dei Conti ha condannato l'ex comandante provinciale della Guardia di Finanza di Prato, colonnello Marco Defila, al pagamento di 4.500 euro per aver utilizzato l'auto di servizio negli spostamenti da Prato alla propria abitazione a Lucca. Una prassi che la Procura militare della Repubblica di Roma aveva contestato per il periodo settembre 2004-luglio 2010 ipotizzando il reato di peculato militare continuato e aggravato. La stessa situazione si sarebbe ripetuta anche quando il colonnello Defila andò a ricoprire dal dicembre 2010 al settembre 2011 l'incarico di comandante provinciale a La Spezia. All'ufficiale veniva contestata sia l'usura del veicolo che il consumo di benzina e l'impiego dell'autista. Un danno erariale complessivo calcolato in oltre 65mila euro. Il giudice dell'udienza preliminare presso il tribunale militare di Roma, con sentenza del 19 marzo 2015, dichiarò il non luogo a procedere nei confronti del colonnello Defila perché "il fatto non sussiste".

La Procura contabile però ha contestato all'ufficiale un danno erariale ritenendo la sussistenza della responsabilità amministrativa. Il colonnello Defila si è giustificato spiegando di "non aver mai utilizzato il servizio di trasporto per fini meramente privati ma solo ed esclusivamente per raggiungere il comando o la abitazione, o comunque per svolgere al meglio la propria attività". Il colonnello Defila spiegava inoltre di essere stato autorizzato dal generale Zanini ad usare l'auto di servizio per il tragitto comando-abitazione per motivi di sicurezza essendo stato oggetto di atti intimidatori. Infine l'ufficiale eccepiva anche la prescrizione del quinquennio antecedente il 22 luglio 2015, relativa al periodo nel quale guidava il comando di Prato, facendo così scendere a 4.490,11 euro l'eventuale somma da addebitargli. Un’eccezione che il collegio giudicante ha ritenuto fondata. La Corte dei Conti ha però valutato che "la scelta di rinunciare all'abitazione di servizio ha determinato un'opzione da parte del colonnello Defila per un onere del pendolarismo che ricadeva su di lui e non surrogabile con un utilizzo inappropriato dell'auto di servizio".

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