Il presidio
Il Parco di Prato: siepi, acqua e prospettiva
Il vincitore della progettazione dell’area ex ospedale è lo studio del francese Desvigne con gli italiani Brescia e Principi
PRATO. Siepi, come in un giardino all'italiana, diversamente componibili. Acqua, come le gore, sotto il percorso delle mura antiche, così che vi si riflettano e si duplichino. Un edificio a un piano, struttura leggera, con un grande giardino pensile come copertura, destinato a ospitare mostre, spazi condivisi, auditorium e quanto altro. Ecco il futuro Parco centrale di Prato, che nascerà nell'area del vecchio Misericordia e Dolce, in via di demolizione, progetto scelto da una giuria internazionale, tra dieci finalisti e firmato dal paesaggista francese di fama internazionale Michel Desvigne, affiancato dallo studio di architettura Obr di Paolo Brescia e Tommaso Principi (entrambi allievi di Renzo Piano) con attività tra Genova e Parigi. Per dirla con le parole del sindaco Matteo Biffoni: «Oggi vediamo riprodotta plasticamente la nostra idea di città, del futuro di questa città. Qualcuno pensava che noi scherzassimo, che il parco metropolitano fosse poco più che una boutade elettorale. Invece eccolo qui, il progetto che noi attueremo e consegneremo alla città e che rappresenta un'idea di sviluppo piuttosto diversa dagli amministratori che ci hanno preceduto».
Il progetto (100 centesimi), scelto all'unanimità dalla giuria (presidente l'architetto Bernard Tschumi, vice Michelle Provoost, storica dell'architettura e paesaggista, Sébastien Marot, filosofo e studioso del paesaggio, Roberto Zancan, critico di architettura e Francesco Procopio, architetto del Comune di Prato, membri supplenti, Marzia De Marzi presidente dell'ordine degli architetti di Prato e Mario Moscardi, dell'ordine degli Ingegneri di Prato), è rimasto testa a testa con il secondo arrivato (95 centesimo su 100) dello studio tedesco Baubotanik di Ludwig Ferdinand .
«Abbiamo dato la preferenza al progetto Desvigne - spiega Zancan - per la semplicità di esecuzione, perché dà risposte semplici a problemi complessi, soluzioni immediate, "chiavi in mano". Se avessimo dovuto scegliere un progetto per Parigi - prosegue - forse la nostra scelta sarebbe caduta sull'idea di Baubotanik, certamente più complessa, unico progetto a prendere in considerazione il riuso del materiale recuperato dall'abbattimento selettivo del vecchio ospedale. Ma trovandoci a Prato, l'idea di Desvigne e dello studio Obr è certamente quella più fattibile e che meglio si adatta alle esigenze della città».
La base del progetto vincitore è uno studio, dall'alto del territorio, sulla proiezione ortogonale dell’area sono state create una serie di siepi verdi, parallele, che vanno in prospettiva verso le mura (la cui valorizzazione è uno degli aspetti che è maggiormente piaciuto alla giuria), alla base delle mura uno specchio d'acqua sulle quali si riflettono. Spazi per collocare sculture e un edificio, unico, è ampio circa 3,800 metri quadrati, a un solo piano, così da lasciare la visuale libera alle architetture antiche che lo circondano. E' collocato dalla parte del Cicognini, e suddiviso in spazi di ampiezze diverse: 1300 metri quadrati di spazi polivalenti (sale per mostre, per socializzazione, per servizi e bar), 650 metri quadrati dedicati al coworking, un ristorante di 250 metri quadrati, un auditorium di 430. I punti forti del progetto - secondo il giudizio della commissione - sono stati la possibilità di lavorare "in divenire" sul paesaggio, il fatto che sia destinato a ogni tipo di uso e popolazione, la valorizzazione delle mura antiche, la facilità di esecuzione.
«Al di là della scelta progettuale - commenta Valerio Barberis, assessore all'Urbanistica - la procedura scelta per arrivare a un vincitore, con venti sedute della commissione, con personaggio arrivati a Prato da mezza Europa, rappresenta un salto culturale vero per la città. Un'operazione non solo culturale ma anche di marketing che fa bene ai cittadini e alle aziende». Nella sala di palazzo Pacchiani dove è avvenuta la proclamazione (è stato il notaio D'Ambra che ha ricevuto gli elaborati nel suo studio alla fine di settembre a collegare il punteggio deciso dalla giuria ai progettisti) riempita da politici, giunta, qualche cittadino (il commento dell'ambientalista Marco Monzali: "Progetto freddo") mancava qualcosa: la presenza di architetti e ingegneri di Prato. Pochissimi in sala.
Cristina Orsini
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