Italia
Caso Buzzi, saranno sentiti gli ex allievi
Il principale accusatore del fonico arrestato è stato sentito per ore in Procura e ha confermato il suo racconto
PRATO. È stato sentito per diverse ore in Procura, e avrebbe confermato il suo racconto, il principale accusatore di Alessio Vallotti, il fonico di 42 anni messo agli arresti domiciliari sabato nella sua abitazione del Mugello con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di tre studenti dell’Istituto tecnico industriale Tullio Buzzi.
Il ragazzo, ora diciannovenne, ha risposto alle domande del sostituto procuratore Valentina Cosci, titolare dell’inchiesta insieme al procuratore capo Giuseppe Nicolosi. Un racconto sofferto, com’era prevedibile, ma abbastanza lucido da convincere il magistrato di non aver preso un granchio quando ha chiesto la misura cautelare per l’indagato.
L’inchiesta, nata a giugno da un esposto presentato da Gabriele Villoresi, presidente del Club delle Pagliette, l’associazione goliardica che raccoglie studenti ed ex studenti del Buzzi, è comunque solo ai primi passi.
Nei prossimi giorni a Palazzo di giustizia saranno convocati altri testimoni, in particolare gli ex allievi del Buzzi che hanno partecipato alle serate nel corso delle quali sono iniziati gli approcci poi sfociati, secondo la tesi della Procura, nelle presunte molestie di carattere sessuale.
Su questo punto, nonostante i dubbi e le precisazioni del Club delle Pagliette, gli inquirenti non arretrano. A voce e nell’ordinanza di custodia cautelare si fa riferimento a comportamenti penalmente rilevanti avvenuti nel corso dei cosiddetti “riti di iniziazione” delle nuove Pagliette. Dall’associazione fanno sapere che questo non sarebbe stato possibile, visto che gli adulti (e dunque anche l’arrestato) non avrebbero potuto partecipare a questi riti, ma in almeno un’occasione la Procura ritiene di avere gli elementi per affermare che l’indagato fosse presente.
È di tutta evidenza, in ogni caso, che si tratta di una vicenda che si presta a più di una lettura e che potrebbe riservare sviluppi inattesi. La posizione del principale accusatore, in particolare, il ragazzo che ha avuto una frequentazione abbastanza assidua con l’indagato, appare vulnerabile ai rilievi della difesa del tecnico. Se è stato in qualche maniera costretto a subire pesanti molestie sessuali, si farà presente, perché non ha smesso semplicemente di frequentarlo? Il fonico, interrogato dal magistrato, avrebbe detto che si è trattato di rapporti consenzienti. Il problema, in questo caso, è che la legge li vieta comunque. Si tratta dell’articolo 609 quater del Codice penale, che punisce chi “con l’abuso dei poteri connessi alla sua posizione”, compie atti sessuali con un minore che abbia già compiuto 16 anni. L’eventuale abuso dei poteri connessi alla posizione in questo caso andrebbe ricercato nel fatto che l’indagato era un membro onorario anziano delle “Pagliette” e che i ragazzi, stando alle loro testimonianze, le percepivano come un “superiore”, in una logica che assomiglia a quella in vigore nelle caserme, in un certo tipo di goliardia o in certi vecchi collegi anglosassoni.
Ma anche qui, come si vede, la materia si presta a più di un’interpretazione e se il caso finirà davanti a un giudice c’è da aspettarsi una dura battaglia tra accusa e difesa.
Intanto le indagini vanno avanti e nei prossimi giorni altri giovani e meno giovani saranno chiamati a raccontare che cosa accadeva nelle serate delle “Pagliette”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
