Residenti esasperati: «Pitbull sempre liberi dentro i giardini»
Paura dopo l’aggressione a un anziano che aveva chiesto di mettere il guinzaglio ai cani. «Non possiamo alzare neppure lo sguardo». Una chat tra residenti per segnalarsi i pericoli
PRATO. È la punta di un iceberg. L'episodio di violenza accaduto la sera di domenica 18 settembre con tre africani che hanno aggredito un uomo “colpevole” di aver invitato uno di questi a tenere al guinzaglio il proprio cane. Il fatto è accaduto in via Sant'Orsola e non come detto in precedenza nei giardini omonimi. Un semplice monito che non è stato preso bene e finito in rissa. Gli aggressori sono tre ragazzi magrebini che - a detta dei residenti - tutti i giorni stazionano con i loro cani di grossa taglia lasciati liberi dal primo pomeriggio fino a poco prima della chiusura nei giardini di Sant'Orsola, rendendo di fatto impossibile l'accesso alle persone. I residenti sono esasperati: quella di domenica è l'ultima aggressione, ma in passato ne sono successe altre anche se per fortuna solo verbali sia pure con minacce pesanti. Nessuno vuole esporsi per paura di ritorsioni e chi accetta di parlare col cronista lo fa solo dietro anonimato. «Quei ragazzi stanno lì tutto il giorno - commenta uno del posto - I giardini ormai sono zona off limits, li ho visti con i miei occhi là dentro con quei cani liberi. Un modo chiaro per scoraggiare quanti volessero entrare. Lo sanno tutti che c'è un giro di droga eppure stanno sempre lì indisturbati come se nulla fosse e chi le paga le conseguenze? Chi segue le regole».
L'episodio di domenica ha impaurito ancora di più i residenti che ripercorrono quei drammatici momenti. «L'uomo picchiato - spiega un signore - non è di questa zona. Il diverbio è iniziato in via Roma e non so perché questo regolamento di conti sia terminato in via Sant'Orsola. Fatto sta che il più giovane del gruppetto lo ha picchiato mentre gli altri due lo avevano accerchiato. E tutto questo perché, giustamente, quell'uomo aveva chiesto di mettere il guinzaglio al cane, un pitbull. Ecco la Prato dove viviamo, peggio di un far west. Questi tre non solo hanno menato il malcapitato ma lungo la strada hanno gridato contro i residenti, che gli abbiamo rotto le scatole i e che ci bruciano le case. Il problema è che questi sanno tutto di chi abita in zona, numero civico, che macchina possediamo, l'attività che esercitiamo. E la paura aumenta, perché non si può vivere nel terrore come quando un mio vicino di casa che passeggiava in bici è stato apostrofato in malo modo da uno di questi soggetti perché a suo dire lo aveva guardato insistentemente. Per poco si è sfiorata la rissa».
Così la paura sale e chi abita nella zona si è inventato un modo per stare più tranquillo: è stata creata una chat di residenti su WhatsApp. «Quando rientro la sera a casa - spiega una signora - scrivo un messaggio in chat e qualcuno dei residenti si affaccia dalla finestra per controllare che non mi succeda niente. A questo siamo arrivati. Ne ho contati anche sette di questi soggetti, ma solitamente sono tre o quattro. A volte hanno due cani, in altri giorni uno. Sempre lasciati liberi, un modo per non far avvicinare quanti vorrebbero fruire del giardino. E così possono fare quello che gli pare. Per non parlare delle minacce che ci fanno». I residenti esasperati dalla situazione e stufi di essere vittima di queste persone chiederanno un incontro col sindaco (che è anche assessore alla sicurezza) perché la situazione così come è oggi è intollerabile. Il presidente del Consorzio Santa Trinita, Francesco Querci, che ha segnalato l'episodio è stato contattato dal sindaco Biffoni che a breve lo convocherà insieme alla Polizia municipale per discutere del contesto che si è venuto a creare. Il Consorzio ha in gestione il giardino e si avvale della collaborazione dell'associazione “Amici del Centro di scienze naturali”. «Ogni mattina - dice Querci - alcuni volontari dell'associazione provvedono alla manutenzione del giardino per circa tre ore. Il pomeriggio non ci sono ed ecco che arrivano i magrebini con i loro cani al seguito lasciati liberi».
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