Il Tirreno

Prato


La Prato in crisi protagonista di un romanzo noir

L'autore del libro e sindacalista Sandro Malucchi
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L'autore del libro e sindacalista Sandro Malucchi

ll protagonista del libro del sindacalista della Cgil Malucchi è un ex lavoratore tessile costretto a lavorare al nero

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Il protagonista è uno dei tanti lavoratori espulsi dal settore tessile costretto a riciclarsi lavorando, a nero, in un istituto di vigilanza. E forse non poteva essere altrimenti dal momento che l’autore de “Il silenzio ostinato dei traditori” è Sandro Malucchi, sindacalista della Cgil pratese. Pagine ricche di riferimenti legati a recenti fatti di cronaca cittadina che si presentano come una radiografia impietosa di una Prato che ormai ha perso la propria identità produttiva senza acquisirne una nuova dai contorni definiti. Un nuovo libro, dopo quello edito dall’ex imprenditore Ronni Bellucci, scritto da chi ha visto da vicino, o vissuto direttamente, i tempi d’oro e poi la caduta l’economia della città tessile. Come fosse un bisogno di mettere tutto nero su bianco.

Come nasce l'esigenza di dare vita a un noir largamente ambientato a Prato?
«Prato è una città che merita una narrazione specifica, un'attenzione particolare perché sembra essere in grado, con le sue peculiarità, di anticipare i mutamenti sociali e culturali del Paese. Ho sentito quindi l'esigenza di punteggiare su carta il rincorrersi di sensazioni personali e il palesarsi di situazioni sociali in una città archetipo di una ricchezza diffusa ma sfiorita in anticipo rispetto la crisi globale del 2008. Basta verificare la distribuzione dei redditi degli ultimi tre anni per rendersi conto che il 4% della popolazione pratese detiene il 20% della ricchezza denunciata in città e il lavoro dipendente riduce la propria ricchezza a discapito delle categorie degli imprenditori che dal 2012 al 2014 aumentano il volume della propria disponibilità economica di oltre un 15%».
Che ruolo ha il lavoro in questo romanzo?
«Ogni personaggio ha una sua ragion d'essere per la professione che svolge. La presenza dell'antropologa è giustificata per il mestiere che svolge e per le conoscenze che esprime. Le sue competenze si stagliano nell'orizzonte della narrazione più del fatto di essere una bella donna, elemento incidentale e non determinante ai fini degli equilibri narrativi. Il lavoro è condizione identificatoria ed ha una funzione legittimatoria delle presenze dei personaggi. Il protagonista assume rilevanza nel momento in cui trova la forza, e ha la fortuna, di riconvertirsi da addetto del tessile a investigatore assunto "a nero". Ma nel libro non è l'unico a essere riuscito a riconvertirsi professionalmente: incontriamo anche un ex dipendente della grande distribuzione che diventa educatore socio sanitario in una struttura per autistici e una delle vittime dell'assassino rituale è un inserimento lavorativo in una cooperativa che gestisce la raccolta dei rifiuti. Il lavoro è il luogo della definizione delle identità e al contempo della trasformazione. Anche i capannoni un tempo utilizzati per la produzione tessile assumono una nuova funzione».

Quanto il mestiere di sindacalista ha influenzato il tuo romanzo?
«La mia professione è stata fondamentale per gli esempi che mi ha messo a disposizione. Credo di aver avuto il bisogno di raccontare un territorio e la sua capacità produttiva deprecando la retorica di Prato industriosa città tessile ormai in crisi. Provo a fotografare le contrapposizioni tra un passato imprenditoriale pioneristico e visionario e un presente dove la diversificazione del sistema produttivo rischia di imboccare strade dove il nero dell'illegalità si confonde con il chiaro di una ricchezza smarrita. La realtà che descrivo non risparmia niente delle difficoltà di integrazione tra vecchi e nuovi cittadini, del venire meno della solidarietà tra compagni di lavoro. L'integrazione che ritengo essere più avanzata si muove sui sentieri scuri della criminalità e la solidarietà tra pari si scolora di fronte al buio dell'egoismo.
Se la crisi economica pratese fosse la scena del delitto ed il lavoro fosse la vittima, chi sarebbe l'assassino?
«Come in molti romanzi gialli, il colpevole è il ricco signore, emotivamente lontano dalle sorti della gente comune sempre più sola davanti al proprio destino».

IL PASSO DEL LIBRO

Andrea Solimani è un disoccupato pratese a causa del fallimento dell'azienda tessile per cui aveva ricoperto il ruolo di responsabile amministrativo. Massone, viene invitato da un suo "fratello" a prendere parte ad un colloquio di lavoro. Il libro è acquistabile su Amazon in formato e-book
 

Come ti dicevo ieri - fu il bluff introduttivo di Danilo - il nostro cliente ha bisogno di riservatezza ed attenzione particolari. Ben inteso, le garantiamo a tutti. Ma per il nostro cliente occorre un supplemento di impegno e la tua ben nota professionalità».
Eravamo già al punto dopo una presentazione che fu rapida come una stretta di mano, senza per altro che fosse stato possibile presentarci proferendo i rispettivi cognomi, limitandoci infatti a un Andrea e a un Luca. Ebbi subito la certezza che non fosse reciproca la nostra conoscenza. Lui non poteva ricordare un responsabile amministrativo del personale di una delle tante aziende concorrenti, per altro già chiusa da un paio di anni. Io, invece, mi ricordavo molto bene di lui. Luca Logli, amministratore delegato della Tessilex, lanificio ancora in cima alla catena alimentare dell'imprenditoria pratese. E soprattutto membro di spicco del consiglio di amministrazione dell'Unione industriali della città. Ma quello che non capivo non era chi fossimo o quanto strano fosse l'assortimento del trio, piuttosto che cosa stessimo facendo e perché. Danilo non tradiva alcuna preoccupazione mentre l'amministratore delegato pareva a disagio. Quel luogo evidentemente non lo rassicurava poiché guardava continuamente l'ingresso per controllare gli eventuali avventori. Mi fu spontaneo intervenire, con tono rassicurante.
«Forse avremmo dovuto scegliere un ambiente più neutro di questo bar per darci la possibilità di essere più liberi di conversare. Che dite se cambiassimo location?»
Luca Logli mi guardò intensamente negli occhi e sentii il desiderio di non distogliere lo sguardo per imporgli la mia supremazia nel piccolo gioco di potere. Cedette quasi subito, aiutato dalla distrazione proveniente dalle parole di Danilo che subito lo giustificò. «Credo che tu abbia colto nel segno. Il signor Luca mi stava accennando proprio a questo. Ma d'altra parte questo è un incontro informale ma sufficiente a scambiarci le informazioni che occorrono. E il signor Luca potrà tornare subito alla riunione di lavoro con il consiglio di amministrazione del Museo che ha interrotto pochi minuti fa. Anzi».
Danilo si alzò per porgere la mano all'amministratore delegato che sembrò sollevato nel stringerla. «Buona giornata e le faremo sapere presto l'esito».
Luca Logli fece un cenno di saluto con la mano destra e subito si aggiustò la pettinatura brizzolata lasciando il tavolo su cui era rimasta la sua tazzina, ancora piena di un caffè ormai freddo. Danilo tornò a sedersi e attaccò.
«Ok, fratellone, ora ti spiego».
Con fare distratto ma preciso portò la propria cartella di pelle nera all'altezza della pancia prominente, appoggiandola sulle ginocchia. La aprì e mi fece intravedere una busta gialla, simile ad alcune che avevo visto nelle cancellerie del tribunale quando, svariati anni prima, avevo divorziato da Marina.
«Ecco, nella busta c'è tutto quello che devi sapere».
Sollevai gli occhiali da vista e li appoggiai sul capo. Socchiusi gli occhi e li massaggiai un paio di volte con il pollice ed il medio della mano sinistra.
«Mi spieghi?» domandai calmo e divertito.
«Ti ho appena assunto, hai superato il test di ammissione, hai fatto un bel colloquio di lavoro. Insomma, se vuoi hai un lavoro. Lavorerai per me. Investigazioni, cose semplici e pallose, ma roba sicura. Corna o poco più. Mi dicevi che hai fatto il carabiniere, vero?»
Sì, un milione di anni fa. O venti chilogrammi fa, più precisamente, e durante il periodo della leva militare, a diciannove anni, prima di iscrivermi all'università.
«La tua perspicacia nel capire il disagio del Logli mi ha convinto, sai leggere gli atteggiamenti delle persone e la tua proposta di invitarci a cambiare posto è sintomo di spirito di iniziativa, di intraprendenza. In più non hai mai dimostrato sorpresa o disagio, sembravi calato in una parte che non conoscevi». E se fossi risultato inadeguato?
«Tu fossi andato in difficoltà ti avrei mandato ad attendermi in ufficio. Per fortuna sei andato bene, ma me lo aspettavo».
Tutti discorsi giusti, pronunciati sottovoce in un ambiente già abbastanza caotico, tra studenti universitari chiassosi e la macchina che macina il caffè in piena attività. Sorrisi e feci calare gli occhiali sul naso. Mi distesi sullo schienale allungando le gambe e intravidi sul volto di Danilo l'espressione soddisfatta di chi ha appena acchiappato una discreta occasione.
«Guarda che lo sappiamo in loggia che avevi bisogno di un lavoro. Non fare l'orgoglioso ed accetta».
Era vero.
Avevo bisogno di un lavoro. Magari pensavo ad un corso di informatica per poi entrare nel rutilante mondo delle agenzie interinali, con possibilità di impiego saltuario e con prospettive limitate. Avevo anche ipotizzato di intraprendere la via della ristorazione. L'idea poteva essere quella di un chioschetto con la trippa e il lampredotto, o forse un bar. Ed era vero che non potevo dirmi sorpreso che fosse nota, così evidentemente nota, la mia situazione economica tra i fratelli di “Uguaglianza e lavoro”. Tra questi si contavano almeno tre commercialisti e due avvocati, un dipendente di banca e svariati imprenditori. Anche qualche impiegato delle maggiori associazioni di categoria con un presente da consigliere comunale, di uno come dell'altro schieramento politico. Mi ero ripromesso di offrirmi come collaboratore ai fratelli commercialisti, ma il mio grado di compagno mi impediva di avanzare richieste esplicite ai maestri. E poi mi piaceva pensare alla massoneria come un luogo per la crescita interiore e non per lo scambio dei curricula.
«Lo sai che lo conoscevo già, il signor Luca Logli?» mi limitai a dire per prendere tempo prima di dare una risposta.

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