Il Tirreno

Prato

Inneggia all’Isis mentre picchia la moglie

Inneggia all’Isis mentre picchia la moglie

Algerino allontanato dalla casa della donna. Il figlio gli ha rotto un braccio per difendere la madre dall’aggressione

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PRATO. La polizia municipale ha notificato ieri un provvedimento di divieto di avvicinarsi alla casa della moglie nei confronti di un algerino di 49 anni, che nei giorni scorsi era stato denunciato per maltrattamenti dalla polizia. Secondo quanto riferito dalla moglie italiana, l'uomo avrebbe inneggiato all’Isis, lo Stato islamico, mentre si accaniva sulla donna davanti agli occhi delle due figlie di 14 e 16 anni, un'aggressione che aveva spinto il figlio maggiorenne della coppia a impugnare un tubo di ferro col quale ha colpito il padre rompendogli un braccio.

«Prima o poi l'Isis arriverà anche qui» avrebbe detto l'uomo prima di essere colpito dal figlio. Una situazione familiare estrema, quella in cui è maturata la vicenda, un caso che gli addetti ai lavori classificano come "maltrattamento culturale". Il padre era già stato condannato per maltrattamenti in famiglia, ma la moglie lo aveva ripreso a casa. Anche dopo l'ultima aggressione l'uomo aveva continuato a vivere con la famiglia. Disoccupato e forte consumatore di droghe leggere, riferiscono gli inquirenti, l'algerino pretendeva però che moglie e figli rispettassero alla lettera i precetti dell'Islam e alla figlie adolescenti aveva vietato l'uso di Facebook.

Il divieto di avvicinarsi a casa della moglie è stato chiesto dal sostituto procuratore Antonio Sangermano e disposto dal giudice per le indagini preliminari.

Particolarmente difficile il rapporto del padre col figlio maggiorenne, che l’uomo avrebbe obbligato ad andare a comprargli hashish e marijuana, un consumo di droga che peraltro mal si concilia coi precetti dell’Islam. Nel provvedimento di divieto di avvicinarsi alla casa della moglie il magistrato scrive che l’indagato ha mostrato una concezione maschilista e padronale della famiglia. Insomma, non è detto che l’Islam sia la spiegazione di tutto. Semmai è la conferma di uno scontro di culture e mentalità che talvolta guasta i matrimoni misti, come in questo caso. Ad aggravare la situazione c’è il fatto che il marito rimproverava alla moglie di sperperare un sacco di soldi al gioco. Il figlio maggiorenne, dal canto suo, ha detto che era costretto a dormire con un oggetto contundente sotto al cuscino per essere pronto a frenare la violenza del padre.

Ed è in questo che consiste il cosiddetto “maltrattamento culturale”: l’imposizione violenta di credenze e abitudini. Un fenomeno che stando quanto riferiscono in Procura comincia a diffondersi in maniera preoccupante a Prato, anche se spesso le donne maltrattate hanno grandi difficoltà a rompere i ponti coi mariti violenti.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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