Italia
Raccolti 50.000 euro per pagarsi le ronde
In Chinatown la sicurezza non è gratis. La cifra serviva a premiare un “gruppo” Il Cervo Bianco racconta come funziona. «Ma noi siamo sempre stati contrari»
PRATO. La comunità cinese si paga le ronde e la propria sicurezza. E nella raccolta fondi sono anche piuttosto generosi. In un caso, lo scorso gennaio, per ringraziare per l'intervento avuto da un gruppo di cinesi nel favorire l'arresto di tre rapinatori in una manciata di ore si raggiunse quota 50mila euro. E non è stato un unicum. «Le ronde non si fanno gratis». A dichiararlo senza mezzi termini è stato il segretario del Cervo Bianco Stefano Kejian Jiang che ha incontrato la stampa per dire la sua sull'inchiesta che vede protagonista l'associazione cinese e indagati numerosi suoi consiglieri e simpatizzanti accusati - a vario titolo - per associazione a delinquere e commissione di atti violenti per motivi razziali.
L'obiettivo della conferenza stampa era mettere in evidenza come l'associazione e i suoi consiglieri, in particolare il segretario di fatto Ye Jiandong detto Jack, fossero estranei alle accuse. Una vicinanza a Jack (ora in carcere) che Stefano ha voluto rafforzare anche con la presenza, accanto a lui della moglie Viola Zhai che però non ha proferito parola.
Capri espiatori del potere che per anni ha gestito la Chinatown e che dopo averli isolati li ha resi preda facile di accuse che non stanno in piedi. «Il Cervo Bianco - ha commentato Jiang Kejian detto Stefano - è nato sotto una stella sbagliata. Alcuni di noi sono persone discutibili per i loro precedenti, abbiamo un pessimo rapporto con le altre associazioni che secondo noi in venti anni non hanno dato risposte ai problemi della comunità e infine il consolato non ci può vedere. Siamo isolati e questo ci ha trasformati in facili bersagli. Anche se siamo gli unici che abbiamo sempre detto di no alle ronde».
Le ronde. Le prime discussioni sull'argomento ronde all'interno della comunità cinese in base al racconto di Stefano Kejian Jiang ci sarebbero state prima della manifestazione organizzata sulla sicurezza dal Cervo Bianco. «I carabinieri a Scandicci arrestarono tre rapinatori - riferisce il portavoce dell'associazione - e l'operazione fu favorita da un gruppo di cinesi. Partì una raccolta fondi e in un giorno si arrivò a 50mila euro. La raccolta passò da WeChat. Ma Jack scrisse un post, una comunicazione importante, sostenendo che il Cervo Bianco si dissociava dall'iniziativa».
Stefano mostra lo screenshot (la foto) di quella comunicazione ma non dice chi stesse organizzando quella raccolta. «Altri, non noi». Lo sa ma non lo dice, ammette in un primo temo. Non è in grado di dirlo con certezza perché è un passaparola e alla fine, il senso, è che tutta la comunità era d'accordo alla raccolta, sostiene poi. Nega anche che ci fosse l’esigenza o l’abitudine di richiedere il permesso per uscire sempre a Jack. Ipotesi che, secondo gli inquirenti, è invece dimostrata dalle intercettazioni e in particolare in quella tra Jacopo e Amin in cui la donna si raccomanda di chiedere a Jack «perché non puoi fare di testa tua, senza nessuna organizzazione, perché loro sono ben organizzati».
La rivolta di Sesto Fiorentino. Anche per riferire di questa vicenda il Cervo Bianco si avvale dei post di WeChat e ne mostra alcuni. Per dimostrare che da Prato si andò a Sesto ma solo per dare supporto alle associazioni della zona che chiedevano aiuto. Sulla chat del consiglio la prima informazione arriva alle 20.32 (dopo la fase iniziale della protesta, quindi) e solo qualche minuto più tardi Jack consiglia di andare a dare una mano. «Lui non c'era, io ero in Crociera con la famiglia - riferisce Stefano - ma credo che del Cervo Bianco andarono non più di una decina».
La figura di Jack. Dalle parole di Jiang Kejian emerge con chiarezza la centralità nell'associazione di Jack.
«Ci siamo costituiti alla discoteca le Panteraie a Montecatini - riferisce - e lì fu fatta una sottoscrizione e votati i consiglieri. Poi fu nominata presidente Mary (Li Xiujiao, anche lei tra gli indagati) che nominò come segretario operativo Jack che però non appare in nessun documento. Non aveva il permesso di soggiorno per cui io, come secondo segretario, firmavo per lui. Era però una figura centrale per l'associazione per la sua grande capacità organizzativa».
Jack segretario di fatto anche senza permesso di soggiorno, Jack con una pena da finire di scontare per omicidio ma paladino dell'affermazione per la sicurezza in Chinatown, Jack persona a cui rivolgersi per avere le autorizzazioni per uscire per le ronde. Indizi in parte sostenuti nell'inchiesta e in parte confermati anche dalle parole di Stefano, che sembrano supportare il reato ipotizzato dalla procura. Non crede? «No - risponde invece sicuro il portavoce del Cervo Bianco - Jack voleva riabilitarsi a seguito del grave reato ed è un buon organizzatore. Niente di più. E sta pagando senza aver fatto niente. Lui è sempre stato contrario alle ronde».
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