Il Tirreno

Prato

l'inchiesta

L'ordine di picchiare arrivava nel forum di WeChat

Ilenia Reali
Da sinistra Nannucci, Gestri, il procuratore capo Nicolosi e Boscagli
◗
Da sinistra Nannucci, Gestri, il procuratore capo Nicolosi e Boscagli

Nuove perquisizioni e nuovi indagati nell'ambito dell'inchiesta per associazione a delinquere del Cervo Bianco. C'erano tre chat attive: la prima con 20 membri, la seconda con 100 e la terza con 500. Era da lì che si dava il via libera alla ronda

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Si parlavano attraverso WeChat. Avevano aperto tre gruppi distinti: il primo di cui faceva parte una cerchia ristretta formata dal gruppo direttivo dell’associazione Cervo Bianco e altri pochi amici formato da 20 persone; un secondo che invece aveva una platea di 100 persone e l’ultimo, un terzo, con un forum di ben 500 cinesi. Era attraverso queste chat che i membri dell’associazione Cervo Bianco e un gruppo di amici e conoscenti fissavano come e quando organizzare le ronde contro i magrebini, chiamati “zingari” o “mendicanti neri”, accusati di rapinare e scippare la comunità cinese. E proprio per la partecipazione a queste chat, e soprattutto per l’accusa di partecipare all’organizzazione delle ronde, nei giorni scorsi, sono state perquisite le case di altre due membri del consiglio direttivo del Cervo Bianco, del vicepresidente dell’associazione Liu Hui, detto Sirio, e del consigliere Deng Jianyi, detto Gianni. Due altri nomi aggiunti nel registro degli indagati insieme ad altri nove, tutti originari della Cina, e in parte membri dell’associazione che organizzò una manifestazione con tremila persone per chiedere maggiore sicurezza.

Una sicurezza che avevano deciso di garantirsi da soli, in base all’accusa sostenuta dai sostituti procuratori della Repubblica Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli che coordinano l’inchiesta portata avanti dalla squadra mobile coordinata da Francesco Nannucci, creando una sorta di “Ministero” con membri che avevano funzioni di coordinamento e altre persone, socie e non del Cervo Bianco, che direttamente partecipavano alle ronde e alle aggressioni dei magrebini (in questo caso a fare da discrimininante era la prestanza fisica o la conoscenza della lotta libera).

Una piramide moderna, interna al social  così in voga nella comunità cinese, in cui c’era chi decideva, chi picchiava e chi semplicemente faceva da spettatore. Con il sospetto da parte degli inquirenti che questo he questo modo aperto di organizzarsi contribuisse anche a creare un nuovo gruppo di riferimento all’interno della Chinatown pratese. Un gruppo sgradito alle associazioni presenti da anni all’interno della Chinatown e ovviamente non ben visto neppure dal consolato. Non può essere casuale, del resto, che tutti i rappresentanti esterni alla cerchia del Cervo Bianco abbiano sempre voluto separare i fatti di Sesto (nella parte precedente alla rivolta) e le vicende di Prato.

VOLANTINI E RABBIA, LA GUERRA DI POTERE IN CHINATOWN

In base a quanto ricostruito nelle indagini -attualmente si stanno ancora analizzando i dati contenuti nelle chat (durante le perquisizioni è stato sequestrato materiale informatico, ipad e cellulari) - emerge che il consiglio dell’associazione (almeno in parte) sarebbe stato al corrente di quanto accadeva. Anche perché erano iscritti nelle tre chat dove si indicavano luoghi e orari per organizzare le spedizioni. Ma non solo a dare il benestare nel caso in cui nascesse lì, nel forum,  il gruppo di azione. E non solo. In base a quanto emerge dall’indagine – è evidente che questa è la tesi dell’accusa – pubblicamente, nelle chat, veniva sempre raccomandato di non muoversi senza l’autorizzazione di Jack, Ye Jiandong, e Mary, Li Xiujiao ma anche seppur a un livello inferiore di Sirio e Gianni che, in base alle intercettazioni, erano perfettamente a conoscenza. A dimostrarlo anche una telefonata: “Vieni a fare il raid?”, chiede Gianni mentre è in compagnia di Jacopo a Matteo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino