Accusato di aver rubato l’eredità alla moglie
La donna in aula riferisce di soldi prelevati dal conto cointestato. Lui nega e dà un’altra versione
PRATO. La coppia era sposata da molti anni. A un certo punto, e questa è la versione della donna, lei riceve numerosi immobili e un milione e 250mila euro (anche sulla cifra i coniugi divergono).
Lei soffre di una forte depressione, dice in aula, e il marito gestisce quei soldi. Passano gli anni e la donna comincia a stare meglio.
Chiede dei suoi soldi ma il marito tergiversa.
Ecco quindi che lei va in banca e scopre che il 50 per cento di quel denaro è passato da un conto cointestato a un conto del marito. Lei chiede spiegazioni, lui l'aggredisce e lei lo allontana da casa.
Si rivolge a un avvocato e chiede il sequestro dei beni. Ma quando il sequestro arriva sul conto corrente non ci sono più e neppure in quello dei genitori di lui e nemmeno in quello di una cugina. Sarebbero diventati dei lingotti d'oro di cui spariscono le tracce. Questa è ovviamente la versione della donna.
Quella dell'uomo che sarà sentito probabilmente il 9 settembre è completamente opposta e anche le cifre, pur rimanendo assai consistenti, sono differenti.
L'uomo si difende dall'accusa sostenendo che furti non ce ne sono stati (tra marito e moglie non si procede per il reato di furto e per questo si parla di inottemperanza all'atto di sequestro) e che lui non doveva restituire proprio niente.
Che quei soldi, effettivamente frutto di un'eredità della moglie, li ha sempre gestiti lui e che da sempre sono in comunione dei beni. E quindi quei soldi, che per anni lui ha gestito mentre la moglie non se ne curava, sono anche in parte suoi. Del resto lui ha fatto fronte a molte spese.
I fatti risalgono al 2011. Ieri è, di fatto, cominciato il processo. Cinque anni dopo.(ile.r.)
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