Il presidio
Post razzisti su Facebook Il poliziotto: sono stato io
L’agente indagato per le offese alla Boldrini e alla vedova del nigeriano ucciso si presenta in Procura. Era già stato condannato per un falso certificato medico
PRATO. Il poliziotto in servizio alla Questura di Prato indagato con l'accusa di aver scritto su Facebook un paio di post di carattere razzista nei confronti di Chinyery, vedova del nigeriano Emmanuel ucciso a Fermo da un italiano che aveva insultato la donna, e del presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini, ha ammesso le proprie responsabilità.
L'agente si è presentato martedì pomeriggio negli uffici della Procura di Prato, insieme all'avvocato fiorentino Marco Parducci, ed è stato sentito dal procuratore capo Giuseppe Nicolosi. Nel corso dell'interrogatorio l’agente non si è avvalso della facoltà di non rispondere e avrebbe spiegato di aver scritto quei post, subito rimossi, perché colpito dagli ultimi attentati terroristici.
Non ci sarebbe stata, insomma, nessuna intrusione nel suo profilo di Facebook. Del resto era apparso subito abbastanza chiaro che fosse così, visto che c’erano foto e risposte ai commenti che portavano dritti all’identità del poliziotto.Nel frattempo l’agente, su disposizione del questore Paolo Rossi, era stato spostato dalle volanti in un ufficio che non prevede contatti col pubblico e nei suoi confronti era partito un procedimento disciplinare che ora, alla luce dell'interrogatorio, potrebbe subire un'accelerazione.
Si è intanto appreso che quella di questi giorni non è la prima grana giudiziaria per il poliziotto. Anni fa l’agente fu trasferito da Firenze a Prato per incompatibilità ambientale: era stato accusato di aver presentato un falso certificato di malattia mentre in realtà era in vacanza in Thailandia. Per quella vicenda è stato anche condannato e ora attende la sentenza di appello.
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