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Tre denunciati per il cane bruciato
Rischiano grosso gli imprenditori tessili di Quarrata
PRATO. Sono intervenuti per un incendio nei giardini pubblici di Iolo. Sembrava si trattasse di fiamme appiccate a una discarica di scarti tessili. Stesso storia, stessa rifiuti abbandonati da una delle tante aziende cinesi che popolano la zona industriale del Macrolotto, tra l’altro proprio a due passi da quei giardini.
Invece in questo caso la situazione era assai diversa. I vigili del fuoco si sono trovati difronte a una scena raccapricciante: a bruciare non erano ritagli di lavorazione tessili ma la carcassa, a quel punto già parzialmente bruciata, di un cane, probabilmente un rottweiler.
L’animale era stato buttato a due passi da un cumulo, consistente, di scatoloni abbandonati.
Il Nucleo ambientale della polizia municipale al termine delle indagini ha denunciato tre persone, una donna di circa 70 anni titolare di un'azienda tessile e, padre e figlio rispettivamente di 51 e 32 anni. Tutti cittadini italiani. Sarebbero stati loro a gettare i rifiuti e anche il cane, razza rottweiler. Il loro cane.
Le indagini per arrivare ai proprietari del cane sono state complesse e ancora la situazione non è completamente chiara. Si sta lavorando su ulteriori accertamenti.
Per cominciare è stata fatta una verifica sul microchip dell'animale e sono stati analizzati i contenuti degli scatoloni. Una volta visitate le aziende che riportavano elementi in comune con i documenti rinvenuti all'interno dei rifiuti e, grazie alla ricostruzione del ciclo aziendale di un pronto moda nel macrolotto di Iolo, sul quale sembravano convergere tutti i primi indizi, si è invece arrivati a una ditta intermediaria che a sua volta aveva rapporti con un'azienda pratese di ricondizionamento di capi ed etichettatura.
La ditta, che aveva la sede legale a Iolo, ma di fatto esercitava l'attività all'interno di un capannone a Quarrata, non aveva mai registrato tale sede alla Camera di Commercio e non pagava la tassa di smaltimento sui rifiuti urbani ed assimilati. Gli scarti aziendali quando andava bene venivano smaltiti nei cassonetti stradali di Prato, principalmente quelli della zona di via Pistoiese, se non addirittura buttati nei vari campi della città.
La carcassa dell'animale è stata posta sotto sequestro, a disposizione dell'autorità giudiziaria, che potrà eventualmente disporre i successivi accertamenti per verificare le reali cause di morte dell'animale.
Secondo quanto riferito dagli indagati, l'animale sarebbe morto per cause naturali a Quarrata e successivamente portato nel campo a Prato per lo smaltimento mediante incenerimento.
«Il cane aveva un tumore - hanno detto i proprietari alla polizia municipale che chiedeva loro spiegazioni sui motivi di quell’abbandono - ed è morto per questo. Non l’abbiamo certamente ucciso».
In base a quanto riferito a provare la malattia dell'animale sarà anche un veterinario, non ancora sentito, che avrebbe curato il cane nelle settimane precedenti alla morte. E’ evidente che, anche se emergesse che l’animale non è stato ucciso, il metodo legale di smaltimento non è quello scelto dai tre quarratini. E’, tra l’altro, la prima volta a Prato che viene fatto un ritrovamento di questo tipo.
Ad incastrare gli imprenditori quarratini ci sono anche le riprese della telecamere che evidenziano il passaggio del furgone della ditta in prossimità del luogo dell'incendio alcuni minuti prima e dopo l'evento.
I due uomini sono stati denunciati in concorso tra loro per l'ipotesi di uccisione e o maltrattamento di animale e congiuntamente alla titolare dell'attività tessile per la gestione illecita dei rifiuti speciali, per la quale dovranno ora scontare una pena da tre mesi ad un anno o pagare un'ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro.
Inoltre dovranno far fronte alle spese sostenute per la rimozione dei rifiuti.
Verrà infine effettuata al segnalazione per il recupero del tributo evaso.
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