Il Tirreno

Prato

Truffa, trentamila euro spariti dal conto corrente

I genitori cadono in un raggiro ai danni di un giovane pratese ma la banca si insospettisce e blocca il bonifico

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PRATO. Una telefonata innocua da un numero sconosciuto. Anzi una telefonata utile per risolvere un problema (la tessera telefonica bloccata) che neppure si sapeva di avere. Due minuti, un paio di dati anagrafici forniti - ingenuamente - al volo ed ecco che dal conto corrente spariscono 30 mila euro. Che lasciano il legittimo proprietario - che abita a Prato - per arrivare a Trento. E in particolare al conto corrente di un 39enne che ora si trova nei guai: è indagato per concorso in frode informatica. La buona notizia (per la famiglia toscana) è che i30 mila euro sono stati recuperati grazie ad una telefonata della loro banca: ad un impiegato era venuto un dubbio per quei due bonifici con cifre elevate e ordinati a poca distanza l'uno dall'altra. Bonifici che avrebbero dovuto arrivare sul conto corrente del trentino che - questa è l'accusa che viene mossa dalla procura - per la "gentilezza" di far parcheggiare il denaro sul suo conto avrebbe ricevuto un compenso pari al 7 per cento della transazione. Accusa tutte da dimostrare e la vicenda arriverà domani davanti al giudice, in tribunale a Trento.
Ma facciamo un passo indietro per spiegare quello che sarebbe successo.
Secondo l'accusa il trentino è solo una parte di questa storia, tanto che l'accusa è di aver agito in concorso con altri soggetti non conosciuti. Che avrebbero messo a punto un'articolate truffa informatica. Alla base della quale c'era la conoscenza - carpita non si sa in che modo - dei dati di accesso del conto corrente on line della famiglia toscana. Dati che però non era sufficienti per far sparire il denaro dal conto corrente visto che il pin di autorizzazione al pagamento doveva arrivare tramite messaggio su telefonino dell'intestatario del conto. Ed ecco che entra in scena la telefonata di cui si parlava all'inizio. Una chiamata che è arrivata a casa a Prato da un numero di rete fissa sconosciuto e durante la quale un sedicente operatore della Telecom chiedeva di poter parlare con il figlio della coppia. Figlio però in quel momento assente. È stato quindi spiegato che per un disguido tecnico la sim del ragazzo era stata bloccata e che per riattivarla era necessario il codice fiscale del giovane. Che i genitori però non sapevano a memoria e quindi hanno fornito i dati anagrafici con i quali sarebbe stato possibile arrivare al codice fiscale. Dati che -secondo l'accusa - sono invece stati utilizzati per abilitare un'altra scheda telefonica e quindi sul telefono dei truffatori è arrivato il famoso codice pin che ha permesso loro di ordinare due bonifici. Il primo da 12 mila euro, il secondo da 18 mila. Quindi in totale 30 mila euro che erano destinati a finire sul conto del trentino se non fosse stato per il zelante impiegato della banca toscana che, insospettito, ha bloccato il tutto. Dopo la denuncia sono partiti gli accertamenti che hanno portato al 39enne il quale avrebbe ricevuto - è sempre la tesi dell'accusa - il 7 per cento dell'operazione andata a buon fine. E che invece si è ritrovato con un'accusa per frode informatica in concorso.
 

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