Anche la Fondazione Cassa di Risparmio procederà contro Bpvi
Prato, i numeri della catastrofe: le azioni, dal valore originario di 22 milioni di euro, si sono ridotte a 35.000 euro. Sul fronte Consiag spuntano tre lettere con impegno scritto al riacquisto da parte della banca
PRATO. Ventidue milioni di azioni-carta-straccia Bpvi in mano alla Fondazione Cassa di Risparmio; 9 milioni e 600.000 euro di azioni-carta-straccia Bpvi in capo all partecipata Consiag. Sono loro, un ente e una società, i maggiori azionisti locali - tra gli oltre cinquemila - della Popolare di Vicenza, banca ormai di proprietà del Fondo Atlante.
E sempre loro, come la pletora di piccoli azionisti furibondi, si stanno dando da fare per recuperare il possibile. Quasi un atto dovuto, perché la debacle azionaria provocata dalla Popolare di Vicenza, in numeri diventa più chiara: la Fondazione, dopo il tracollo dei titoli passati da 62, 48 euro e 10 centesimi, si trova in cassaforte 35.000 euro. Consiag, la partecipata a capitale completamente pubblico che si occupa di gas e di molto altro e che nel 2011, 2012 e 2013 acquistò per tranche successive il consistente pacchetto azionario, si trova con poco più (spiccioli) di 15.000 euro.
Fondazione Cassa e Consiag, con percorsi diversi, hanno però intrapreso entrambe la via giudiziaria, civile e non penale. Sui tavoli dei sostituti che si occupano dell’inchiesta Laura Canovai e Lorenzo Boscagli (16 indagati per estorsione, una decine le denunce per truffa), non sono mai arrivate denunce o querele firmate dai legali della Fondazione o di Consiag.
«Evidentemente - spiega il procuratore capo Giuseppe Nicolosi - avranno in mano le carte necessarie per avere soddisfazione in sede civile». E’ stato l’amministratore unico di Consiag Luciano Baggiani a confermare che sì, ogni acquisto di azioni è stato seguito da un impegno sottoscritto dalla banca per il riacquisto per pari importo del pacchetto. «Una formula - ha detto - scelta per tutelarci».
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Lettere che invece mancano alla Fondazione che ha ottenuto i titoli non attraverso acquisti ma al momento della fusione, nel 2010, tra la ex Cariprato e l’istituto vicentino e che nei cassetti ha solo una serie di comunicazioni nelle quali la banca si rende disponbile ad affrontare il tema del riacquisto nel caso si fosse aperta una delle finestre ad hoc. Finestra rimasta sempre chiusa.
Che strada percorrerà, quindi, la Fondazione per recuperare il capitale volatilizzato? Il consiglio di indirizzo ha dato ufficialmente mandato - dopo l’annuncio dello scorso marzo - a uno studio legale milanese di individuare le strade più fruttuose per il risarcimento. Non si vedono all’orizzonte azioni simili a quelle intentate da Consiag con un primo passo rappresentato dalla mediazione obbligatori (il primo luglio) e un secondo - se primo fallirà – con una causa civile vera e propria. I legali della Fondazione - hanno spiegato puntano a recuperare il denaro là dove possono trovarlo. Per entrambi - ente e società - la via penale (con costituzione di parte civile) arriverà sole se le azioni intraprese finiranno in nulla.(c.o.)
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