Il presidio
Bpvi, falsi attestati a clienti inconsapevoli: anche Prato indaga
Pioggia di querele per truffa, intanto nella sede centrale a Vicenza nuova perquisizione della finanza sul filone che riguarda i pacchetti azionari
PRATO. Nuova perquisizione della Guardia di finanza nella sede centrale della Banca Popolare di Vicenza su provvedimento della procura nell'ambito delle indagini sull'acquisto di azioni per poco meno di un miliardo di euro da parte degli azioni dell'istituto di credito, soldi erogati però dallo stessa banca, in particolare tra il 2012 e il 2014. Si tratta del filone principale dell'inchiesta nella quale sono indagati, tra gli altri, l'ex presidente Gianni Zonin e l'ex amministratore delegato Samuele Sorato.
A spiegare il contenuto del blitz è stato il procuratore della Repubblica Antonio Cappelleti all'Ansa: «Si tratta di documenti non acquisiti durante la prima perquizione e che oggi abbiamo trovato - ha spiegato il magistrato - da confrontare con il materiale già acquisito. Non vi sono però - ha concluso il procuratore - nuovi indagati». Si tratta - secondo fonti vicentine - delle posizioni con pacchetti azionari molto consistenti. Dirigenti e funzionari della Popolare di Vicenza hanno collaborato con la Guardia di finanza ed è stato l’ad Francesco Iorio ad affermare che «la Banca è la prima ad essere interessata a fare chiarezza sul passato» confermando piena fiducia nell'operato della magistratura.
E se a Vicenza si prosegue nelle indagini sui prestiti della Bpvi, a uno stuolo di azionisti piccoli e grandi - titoli passati da un valore di 62 euro e 10 centesimi, praticamente carta straccia - la procura della Repubblica di Prato (inchiesta in mano al procuratore capo Giuseppe Nicoli e dai sostituti Laura Canovai e Lorenzo Boscagli) che sta coordinando un'inchiesta del tutto autonoma con 16 indagati per estorsione, avvierà una serie di verifiche anche su un aspetto particolare della mala gestione Bpvi: ovvero su possibili violazioni del profilo di rischio di quanti hanno acquistato i titoli. In particolare se alla clientela, con riferimento ai piccoli risparmiatori, siano state attribuite competenze finanziarie che invece non potevano avere.
Sono stati gli ispettori Bce, nel 2015 - come risulta dalla relazione resa pubblica ultimamente - a scoprire 58.000 casi di profili alterati: persone che nella poderosa documentazione necessaria per l'acquisto di azioni, che si compone anche di un prospetto nel quale viene tracciato il grado preparazione in materia finanziaria del cliente, sarebbero apparsi consapevoli di procedure che invece ignoravano. Se magistrati e Guardia di finanza di Prato troveranno riscontri sulle possibili falficazione dei profili di rischio (sulla base della normativa europea Mifid) si potrebbe aprire un nuovo filone di indagine questa volta ipotizzando il reato di truffa.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.13677369:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/prato/cronaca/2016/06/17/news/la-strategia-della-popolare-forte-coi-deboli-debole-coi-forti-1.13677369]]
Il terzo e ultimo filone di indagine sul quale lavorano investigatori e i magistrati di Prato - sui cui tavoli stanno piovendo nuove querele (almeno una decina) da parte di azioni Bpvi infuriati che denunciano di essere stati truffati - è relativo a verifiche sui alcuni clienti privilegiati dell'istituto che avrebbero ottenuto il riacquisto del pacchetto azionario da parte dell'istituto in barba ai piccoli azioni che invece sono rimasti con un pugno di mosche in mano.
Intanto da Venezia - scrive il sito Giornale di Vicenza - arriva una notizia che potrebbe far felici gli azionisti Bpvi: un magistrato ha emesso una prima ordinanza che annulla l'obbligo a carico di un azionista Bpvi a restituire il prestito concesso con quelle modalità e quelle finalità.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
