Italia
Sono una decina i "furbetti" delle case popolari
Il caso più comune è quello di chi ha ottenuto l'alloggio perché disoccupato e nel frattempo ha trovato lavoro. Talvolta sono i vicini a segnalare situazioni anomale
PRATO. I “furbetti” delle case popolari, quelli che occupano gli alloggi pur non avendone più i requisiti, ci sono ma non sono così tanti come si potrebbe pensare. Secondo l’assessore al Sociale Luigi Biancalani, i casi dovrebbero essere una decina, su una platea di 1.860 abitazioni gestite da Edilizia pubblica pratese, la spa che amministra le case ad affitto calmierato.
Lo stesso Biancalani, rispondendo un paio di giorni fa a un disabile che gli chiedeva come mai non gli toccasse un alloggio, aveva parlato dei “furbetti” che usurpano i diritti di chi ha più bisogno. Come detto, ufficiosamente non sono più di una decina i nuclei familiari sospettati di fare come il cuculo, cioè di covare in nidi altrui. Il problema è mandarli via perché, come dice Federico Mazzoni, presidente di Epp, «tra il dire e il fare c’è tanta burocrazia». Nel senso prima bisogna accertare la decadenza dei requisiti, poi sollecitare, poi ingiungere il rilascio della casa. Spesso va a finire che la famiglia in quella casa ci resta, anche se spetterebbe a un’altra.
C’è un nucleo speciale, spiega l’assessore Biancalani, composto da Municipale, Ufficio casa e personale dell’assessorato, che verifica le condizioni e poi contesta la mancanza dei requisiti. «Ma preferiamo agire con gradualità - dice Biancalani - Non vogliamo mettere nessuno in mezzo alla strada da un giorno all’altro. D’altra parte le regole vanno fatte rispettare». Soprattutto in quegi giorni in cui si sta lavorando alla nuova graduatoria delle case popolari, con circa 2.000 domande. Di queste solo pochissime verranno accolte in tempi brevi, qualche decina calcola Mazzoni: 29 alloggi a San Giusto, altri 11 a Montemurlo in via di Barzano, qualche altro alloggio che si libera, ma il turn over è molto basso e il patrimonio di Epp è limitato, pari al 3,5% delle case popolari in Toscana. Un paradosso: la seconda città della Regione ha anche il numero più basso di alloggi popolari.
Tornando ai “furbetti”, dicono che non ci siano casi eclatanti come quelli registrati in altre parti della Toscana. Il più recente riguarda una famiglia segnalata dai vicini, che vedevano parcheggiate davanti all’ingresso auto di grossa cilindrata. È una pratica ancora in trattazione. Per il resto il caso più comune è quello di chi ha ottenuto la casa popolare quando era disoccupato e nel frattempo ha trovato lavoro e “dimentica” di segnalarlo quando comunica il reddito, un’operazione che deve essere fatta ogni due anni.
«In realtà - ragiona Federico Mazzoni - il vero problema è che in Italia chi entra in una casa popolare lo vede come un traguardo e non come un passaggio. Non ci sono programmi di formazione per favorire la ricerca di un lavoro che consentirebbe di trovare un’altra sistemazione. E questo spiega perché gli alloggi popolari vengano percepiti come un elemento di degrado e non di progresso. Prevale la logica del deposito dove vanno a finire e restano certe persone». Il tasso di morosità si attesta tra il 10% e il 12% e viene considerato fisiologico.
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