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La strategia della Popolare: forte coi deboli, debole coi forti
I risultati dell'ispezione della Banca centrale europea sulla BpVi confermano i sospetti che la banca abbia tutelato i clienti eccellenti scaricando il danno sui piccoli risparmiatori
PRATO. Forte coi deboli, debole coi forti. E' stata questa, secondo gli ispettori della Banca centrale europea, la strategia della Banca popolare di Vicenza durante l'ultima fase della gestione del presidente Gianni Zonin, ora indagato per aggiotaggio, falso in bilancio e ostacolo alle autorità di vigilanza. Le 103 pagine della relazione della Bce, di cui scrive Repubblica, confermano i sospetti avanzati da più parti in questi mesi e sui quali sta lavorando anche la Procura di Prato che ha aperto un fascicolo con 16 indagati, tra cui l'ex direttore generale Samuele Sorato.
Perché debole coi forti, dunque? Perché i vertici di BpVi avrebbero tutelato alcuni grandi clienti a scapito di quelli piccoli e piccolissimi, che poi si sono ritrovati con azioni che non valgono più niente. Il meccanismo è abbastanza semplice. Secondo quanto ipotizzato dagli ispettori, e di cui sono convinti anche le Procure di Prato e Vicenza, la banca ha usato un sistema non consentito per autofinanziarsi, cioè di fatto obbligando i clienti ad acquistare pacchetti di azioni il cui valore (62,5 euro) era enormemente sopravvalutato grazie alle perizie del consulente Mauro Bini, professore alla Bocconi; e quando è stato chiaro che quel valore non era sostenibile avrebbe consentito solo a pochi, quelli che avevano investito di più o che avevano amici nei posti giusti, di disfarsene al prezzo iniziale. A tutti gli altri, che pure chiedevano di rivendere le azioni, è stato risposto picche.
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Tra il gennaio 2014 e il febbraio 2015, calcolano gli ispettori Bce, almeno 200 ordini di vendita sono stati evasi per un controvalore di 21,8 milioni di euro, ma non nell'ordine cronologico: sono stati accontentati solo quelli che avevano i contatti giusti.
C'è poi la questione delle scritture private tra banca e cliente, che sono state rintracciate dagli ispettori. Si tratta di lettere d'impegno nella quale la banca garantisce al singolo cliente che riacquisterà tutte le azioni BpVi del suo portafoglio entro una certa data e con un certo rendimento. Gli accordi "blindati" riguardano 10 clienti per un controvalore di 38 milioni, mentre gli impegni più generici, ma comunque estremamente redditizi per chi ha potuto evitare la fregatura, riguardano 52 clienti per un controvalore di 182,2 milioni di euro.
Anche la Procura di Prato, che ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di estorsione, sta indagando su questo filone ma al momento gli inquirenti non si sbilanciano. Questi famosi impegni scritti dovranno trovare un riscontro oggettivo prima di essere portati davanti a un giudice. In questo stadio delle indagini la strategia del "forte coi deboli e debole coi forti" non integra nemmeno un reato, ma se verrà provata rappresenterebbe il "movente" del comportamento dei vertici BpVi: una operazione spregiudicata che non ha pestato i piedi ai clienti eccellenti e ha scaricato tutto il danno su quelli piccoli.
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