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Arrestato il rapinatore di farmacie e uffici postali
In manette una vecchia conoscenza della squadra mobile, un paio di volte ha usato un residuato bellico. Nel 2003 era stato fermato per tentato omicidio
PRATO. Mirko Mocera combina guai almeno da 14 anni, dal 29 agosto del 2002, quando fu accusato di far parte del cosiddetto “branco” di San Paolo, un gruppo di ventenni che una sera massacrarono di botte un giovane marocchino e poi, credendolo morto, lo misero sui binari della ferrovia all’altezza di via del Campaccio per inscenare un suicidio.
Per quell’episodio (e altro) si è fatto qualche anno di galera ma evidentemente non ha messo la testa a posto. C’è lui, secondo la squadra mobile, dietro a una lunga serie di rapine compiute tra il giugno 2015 e il febbraio di quest’anno ai danni di tre farmacie, tre uffici postali, un supermercato e una tabaccheria.
Forse per questo tra le foto del suo profilo Facebook aveva messo l’immagine di un divieto d’ingresso riservato ai poliziotti, perché i poliziotti non gli stanno simpatici. In realtà è stato lui ad andare in Questura per costituirsi, venerdì sera, accompagnato dall’avvocato di fiducia Barbara Mercuri. Aveva saputo che lo stavano cercando e ha pensato che fosse inutile nascondersi.
Il capo della squadra mobile Francesco Nannucci ha spiegato che si è arrivati all'individuazione del presunto rapinatore analizzando le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza. La fisionomia di uno dei rapinatori assomigliava infatti a quella di Mocera. Decisiva è stata la rapina del 30 luglio 2015 all'ufficio postale di via Garigliano, dove due uomini armati di pistola e coltello furono ripresi dalle telecamere. A poca distanza fu recuperato uno scooter e due caschi sul quale erano rimaste le impronte digitali di Mocera e di un complice marocchino. Sono state poi analizzate le immagini della rapina alle Poste di via Fratelli Cervi di tre giorni prima, che avevano ripreso due persone che sembravano le stesse. La titolare di una tabaccheria rapinata il 5 giugno in via Giorgi ha raccontato alla polizia di aver riconosciuto in foto Mocera e il complice come due clienti che si erano trattenuti a lungo nell'esercizio poco prima della rapina. I due indagati sono stati poi riconosciuti dai medici delle farmacie di via Strozzi e di via di Cantagallo, rapinate il 9 giugno. Mirko Mocera e il complice marocchino sono indagati anche per la rapina del 29 giugno alla farmacia di Filettole in via Miniati e del 2 luglio al supermercato Tuodì del 2 luglio.
Ai primi di agosto il marocchino, senza permesso di soggiorno, viene fermato e inviato al Centro di accoglienza di Torino e nelle intercettazioni si sente Mocera che lo chiama e gli dice di sbrigarsi a uscire perché ha già un elenco di obiettivi da colpire. Il marocchino non tornerà e Mocera decide di continuare da solo. Il 13 febbraio 2016 rapina il supermercato Tuodì di via Tirso mostrando una bomba a mano. Sullo scooter abbandonato dal rapinatore vengono trovate le impronte di Mocera. L'ultimo colpo è del 24 febbraio 2016 ai danni dell'ufficio postale di San Giorgio a Colonica di via dell'Olmo, dove compare un altro complice, sul quale la polizia sta indagando, e di nuovo viene mostrata una bomba a mano, poi risultato un residuato bellico.
Prima di andarsene, uno dei due rapinatori strappa di mano la borsa a una cliente cinese, che è l’unica a reagire nella lunga serie di colpi: insegue il rapinatore e riesce a riprendersi la borsa.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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