Blitz nella tintoria cinese trovati 21 operai a nero
La Finanza era entrata in azione per un controllo fiscale ad ampio raggio ma al loro arrivo, come accade nelle confezioni, hanno trovato un dormitorio
PRATO. Sono entrati all'interno della Tintoria Superlativa, ex Ellefinish, per un controllo. E davanti ai loro occhi si è aperta una situazione incredibile. C'erano 21 lavoratori irregolari che lì dormivano e lavoravano. Dormitori erano stati ricavati all'interno della grande fabbrica tessile, al secondo piano nel lato degli uffici e nella mansarda.
Una situazione inaspettata per gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Finanza comandati dal tenente colonnello Bruno Baldini che lì, in quell'azienda di una fase di lavoro nevralgica per la filiera tessile pratese, cercavano qualcosa di diverso. Il blitz infatti partiva dall'esigenza di fare un controllo fiscale. Si voleva, dopo i ripetuti allarmi del sindacato e degli industriali sulle tintorie, capire come lavorassero. Come potessero impiantare attività con investimenti così importanti, milionari, mentre le analoghe aziende (già strutturate) pratesi facevano grandissimi sforzi per mantenere i conti in equilibrio. Cgil e Confindustria si erano rivolti anche al prefetto Maria Laura Simonetti nei mesi scorsi per chiedere controlli più pressanti. La consapevolezza era che, forse, in quelle realtà si sarebbero trovati meno lavoratori senza documenti ma più illeciti fiscali. Alla Superlativa invece non è stato così: complici gli spazi ampi dell'azienda, con la possibilità di utilizzare degli appartamenti attigui, c'erano anche i lavoratori senza il permesso di soggiorno.
I finanzieri arrivati alla Superlativa, con i più ampi poteri di polizia economica e finanziaria, avevano il compito di verificare tutta la documentazione per capire quali fossero i consumi elettrici, lo stato dei pagamenti del personale, le rimanenze del magazzino, i liquidi consumati per la tintura, il carico e lo scarico del materiale grezzo e poi lavorato.
Un salto di qualità nella lotta all'illegalità cinese partita proprio dalla tintoria Superlativa, una delle più attive tra le realtà imprenditoriali cinesi nata dalle ceneri della Ellefinish dell'imprenditore Franco Bini. Non un controllo a caso, probabilmente. Lì si sapeva che qualcosa non tornava già dall'analisi della documentazione e anche perché l'anno passato era stato dichiarato il fallimento della Tintoria Alessia , una tintoria inattiva con sede in via Inghirami, esattamento allo stesso indirizzo della Superlativa. Il fallimento fu chiesto dall'Eni per le continue forniture di gas non pagate. Gas utilizzato da chi se "Alessia" era inattiva?
L'attività di controllo della Finanza è stata estesa quindi, grazie al provvedimento di accesso emesso dal sostituto procuratore della Repubblica di Prato, Antonio Sangermano nelle abitazioni dei titolari, di Hu Sichao e dal socio accomandante Huang Chunhui, dove è stata rinvenuta ed acquisita la documentazione contabile e fiscale propedeutica alla prosecuzione delle indagini amministrative ma anche, a questo punto, di natura penale, mentre i locali adibiti a dormitorio dei clandestini sono stati posti sotto sequestro.
Le operazioni sono durate dalla mattina fino alla tarda serata di giovedì, con l'identificazione di tutti i clandestini avvenuta anche grazie alla collaborazione della locale Questura di Prato, con la quale sono state avviate le procedure di rito per i provvedimenti di espulsione dal territorio nazionale e del personale del Dipartimento della Prevenzione della Asl pratese il cui contributo è stato richiesto nell'ambito del cosiddetto "Piano straordinario per il lavoro sicuro" finanziato dalla Regione Toscana. «Sapevamo - commentano i dipendenti pratesi "ereditati" dalla vecchia gestione Ellefinish - che molti lavoratori cinesi dormivano negli appartamenti che si affacciano sull'atrio della fabbrica ma non quali fossero le condizioni. Né che non avessero i documenti in regola». Frasi di circostanza ma anche dettate dal fatto che, spesso, tra dipendenti italiani e orientali non c'è un'integrazione dal momento che gli operai cinesi non parlano praticamente mai l'italiano
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