Il presidio
Eurotintoria, Tfr in ritardo di tre mesi
I lavoratori stanno aspettando di riscuotere l’ultima rata. «Atteggiamento che aggiunge ulteriore rabbia»
PRATO. E' passato più di un anno dalla chiusura di Eurotintoria. E mentre ormai in via dei Fossi tutto è cambiato e si sta lavorando per ampliare gli spazi di quella che fu una delle rifinizioni più innovative di Prato trasformata in un centro commerciale naturale di pronto moda gestiti da orientali gli ex dipendenti non hanno ancora finito di riscuotere il loro Tfr.Manca la seconda e ultima rata che in base agli accordi che furono siglati al momento della messa in liquidazione dell'azienda, dopo settimane di rapporti tesi tra proprietà e sindacati tanto che nella vicenda intervennero anche il sindaco Matteo Biffoni e il vescovo Franco Agostinelli. Gli ultimi dipendenti che devono riscuotere, circa il 50 per cento, avevano la scadenza dell'ultima rata a febbraio ma ad oggi non hanno ricevuto quanto dovuto. Una situazione pesante per molti di loro, chi aveva la scadenza fissata per tre mesi fa è perché si trova ancora in mobilità. Indennità che spesso non riesce a coprire le spese quotidiane delle famiglie per cui il Tfr è necessario per far fronte agli impegni più onerosi, spesso per il pagamento dei mutui delle case. I lavoratori in arretrato ormai da tre mesi si sono rivolti al sindacato per rivendicare quanto dovuto: l'unico modo per ottenerlo però sarebbe stato avviare dei decreti ingiuntivi. Una strada che per il momento si è voluto evitare di percorrere anche alla luce delle rassicurazioni avute sul pagamento dopo la richiesta di spiegazioni. I rappresentanti dell'azienda avrebbero garantito agli ex dipendenti che l'ultima tranche del Tfr verrà pagata tra 10 giorni. «Ho detto al liquidatore - spiega Riccardo Cerchiari, uno degli ex operai dell'azienda e rappresentantesindacale interno quando Eurotintoria era aperta - se fosse possibile parlare con i soci dell'azienda. Mi sarebbe piaciuto dirgli, e ho chiesto comunque al liquidatore di girare questa mia osservazione, che avrebbero potuto chiudere questa vicenda in un modo migliore dal momento che non ci sono dubbi sul fatto che i soldi li abbiano. Quasi tutti noi dipendenti abbiamo lavorato con correttezza e precisione per oltre venti anni e sarebbe stato giusto fare lo stesso con il pagameno che ci devono. Si tratta di una vicenda che aggiunge ulteriore rabbia. Non per l'aspetto economico, almeno per me, ma per il principio: per il poco rispetto dimostrato, anche in questa situazione nei nostri confronti».
(ile.r.)
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