Il presidio
Ora le azioni della Popolare non valgono più di tre euro
Il cda della banca indica una “forchetta” bassa perché il mercato non è sufficientemente interessato I 5.217 azionisti di Prato perdono almeno 6.000 euro a testa. Visco: «Non è colpa di Bankitalia»
PRATO. I 5.217 azionisti pratesi della Banca popolare di Vicenza che fino a poco più di un anno fa avevano in portafoglio il pacchetto minimo di 100 azioni, spesso acquistate con finanziamenti della stessa banca in cambio della concessione di un mutuo, erano convinti di possedere titoli per 6.250 euro, ma evidentemente si sbagliavano, e non di poco.
Hanno cominciato ad accorgersene l’8 aprile 2015 quando BpVi ha tagliato il valore delle azioni a 48 euro, ma ovviamente era solo l’inizio. Con la trasformazione in Spa il reale valore è diventato oggetto di vaticini. Chi diceva fosse 10 euro, chi 7. Ora sappiamo che non sarà più di 3 euro. Vale a dire che quel pacchetto di 100 azioni non varrà più di 300 euro, con una perdita secca di quasi 6.000 euro per ogni piccolo azionista.
L'aumento di capitale di Popolare di Vicenza avverrà infatti a un prezzo compreso tra 10 centesimi e 3 euro per azione. È quanto emerge da una nota diffusa a seguito della riunione del cda da cui è emerso che nel corso delle attività di “pre-marketing” e di “investor education” «sono emerse indicazioni di interesse non sufficienti a consentire la determinazione di uno specifico intervallo di valorizzazione indicativa secondo la normale prassi di mercato».
«L'intervallo di valorizzazione - spiega il cda di Popolare Vicenza - ha il "fine esclusivo" di "consentire la raccolta delle manifestazioni di interesse da parte degli investitori istituzionali" nell'ambito del progetto di quotazione in Borsa dell'istituto. L'intervallo individuato corrisponde a una valorizzazione del capitale economico della Banca post-aumento tra un minimo di circa 1,51 e un massimo di circa 1,8 miliardi. Il minimo di 0,1 euro è stato stabilito "alla luce dei limiti tecnici connessi alla fissazione di un prezzo da determinarsi, tenendo conto del multiplo P/Tbv minimo matematicamente implicito" di circa 0,38, mentre il prezzo massimo è stato calcolato con un multiplo di circa 0,45 "in considerazione dell'opportunità di disporre di un margine di flessibilità alla luce dei significativi livelli di volatilità attualmente riscontrabili sui mercati finanziari". Si tratta di un valore che il Cda ritiene "sostanzialmente allineato al multiplo medio espresso dai prezzi azionari relativi alle banche popolari italiane quotate calcolato alla data del 15 aprile 2016". Tale prezzo corrisponde a una valorizzazione del capitale economico della Banca post-aumento" che "rappresenta una maggiorazione del 20 per cento" rispetto alla valorizzazione espressa dal prezzo minimo dell'intervallo».
Una sfilza di termini da stregoni della finanza, quelli snocciolati nella nota di BpVi, che però non riescono a nascondere la triste realtà, e cioè che le migliaia di soci pratesi (11.235 in tutta la Toscana) sono semplicemente rimasti fregati.
Banca Popolare di Vicenza, si legge ancora nella nota, «ha inoltre reso noto che, a seguito della scadenza del termine per l'esercizio del diritto di recesso da parte dei soci e degli azionisti che non avevano concorso alla approvazione della trasformazione della banca in Spa, il diritto di recesso è risultato validamente esercitato per 271.339 azioni ordinarie, pari allo 0,27% del capitale sociale. Il valore unitario di liquidazione in caso recesso era stato preventivamente determinato dalla banca in 6,30 euro per azione. Pertanto il controvalore complessivo di liquidazione sarebbe pari a 1,7 milioni di euro». Sarebbe, appunto, perché viste le stime sul prezzo reale e la decisione di non porre limiti di tempo all’eventuale rimborso, anche chi ha esercitato il diritto di recesso rischia di non rivendere le proprie azioni al prezzo di 6,30.
BpVi ha comunicato inoltre che si è dimesso "per motivi di ordine personale e professionale" il sindaco supplente, Giuseppe Mannella.
Visco: «Non è colpa nostra». «Nel caso della Banca Popolare di Vicenza, le criticità più significative hanno riguardato il prezzo delle azioni e il finanziamento delle stesse da parte della banca», ma «nessun potere diretto sulla determinazione del prezzo è conferito alla Banca d'Italia, che poteva però sindacare la ragionevolezza delle procedure e l'obiettività dei criteri utilizzati per la determinazione del prezzo, cosa che ha fatto. I richiami non potevano che essere di metodo e non di merito, restando ferma la potestà esclusiva degli organi aziendali. L'azione correttiva della banca è stata a lungo modesta; la sostanziale inerzia aziendale è stata conseguentemente sanzionata». Lo ha affermato il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, durante l'audizione in commissione Finanze e Tesoro al Senato, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle condizioni del sistema bancario e finanziario italiano e la tutela del risparmio.
Ci perde anche Consiag. Della Fondazione CariPrato si sapeva, ma va considerato che tra i danneggiati figura anche ilConsiag, che in base a un’interrogazione presentata lo scorso 9 marzo dal M5S risultava detentore di una quota di partecipazione in BpVi dello 0,154%, qualcosa meno di dieci milioni di euro, una somma che ora si è ridotta del 95%.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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