Maltrattamenti a Narnali, il Comune pensa alla costituzione di parte civile - Video
I familiari in municipio a pochi giorni dall'udienza preliminare sulle violenze nella casa di riposo: "Vogliamo giustizia". La vedova di un anziano: "Ho denunciato i lividi sul corpo di mio marito nel 2011 e nel 2012 ma non è successo niente"
PRATO. Il Comune di Prato ha intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento a carico degli operatori della casa di riposo di Narnali accusati di maltrattamenti nei confronti degli anziani ospiti. Non lo ha ancora fatto ma l'intenzione è stata ribadita dal sindaco Matteo Biffoni in una conferenza stampa a pochi giorni dall'udienza preliminare che giovedì 21 aprile dovrà decidere sull'eventuale rinvio a giudizio dei 13 indagati, presente l'avvocato Rachele Santini dello studio Rocca Nigro.
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"Quando si colpisce una comunità negli affetti più cari - ha detto il sindaco - si crea una breccia e la comunità perde un tassello. Siamo qui per testimoniare la nostra vicinanza ai familiari, e perché si continui a fidarci delle istituzioni".
"Nessuno di noi avrebbe immaginato che potessero succedere quelle cose - ha detto uno dei familiari, che preferiscono non dire i propri nomi - e ora vogliamo giustizia". "Ci aspettiamo che le pene siano commisurate alla gravità dei fatti - ha aggiunto un'altra familiare - Ci siamo affidati a quella che sembrava essere una delle migliori strutture del territorio, sembrava essere il fiore all'occhiello. Non pensiate che abbiamo lasciato lì i nostri anziani e ci siamo dimenticati di loro, siamo stati costantemente presenti e attenti, ma evidentemente c'erano situazioni di cui non ci siamo accorti. Può capitare a chiunque, ma non deve accadere più. Ci aspettiamo anche che situazioni precedenti vengano ricollegate a quelle che sono oggetto dell'indagine".
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Era presente anche Silvana Maccherini, la vedova di Luigi Badii, un uomo deceduto nel luglio 2014. "Per due volte, nel 2011 e nel 2012 ho segnalato cose strane - ha detto - Avevo notato che mio marito aveva dei lividi, ne parlai con la direttrice della struttura, una dipendente dell'Asl, e coi carabinieri, ma non ho più saputo nulla. So che venne un carabiniere in borghese, mi dissero che non potevano mettere telecamere nascoste".
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Roberta Borciani, figlia di una donna tuttora ospite della casa di riposo di Narnali, ha lo stesso sospetto. "Il 6 giugno 2015 - racconta - poco prima che scoppiasse lo scandalo, ho notato un grosso livido sul braccio di mia madre e ho chiesto spiegazioni, che non mi sono state date dal personale. Anche in precedenza avevo notato cose strane, non ero convinta della terapia a cui era sottoposta, l'ho trovata spesso sedata. Mia madre era ospitata al primo piano, mentre le telecamere nascoste sono state messe a piano terra. E di lei non parlano le testimonianze nell'inchiesta, ma il sospetto che sia accaduto qualcosa mi resta".
Secondo i familiari non ha funzionato il sistema di controllo dell'Asl e del Consorzio Astir e vorrebbero che le indagini scavassero anche in questa direzione. Con la nuova gestione della Rsa di Narnali, dicono i familiari, il clima sembra più sereno, "ma visto quello che abbiamo passato non mettiamo più la mano sul fuoco per nessuno".
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