Italia
Galciana si riempì di scritte Accusata l’amante del marito
Frasi diffamatorie nei confronti della coppia erano apparse ovunque: ne sono state contate 60 Venne ingaggiata anche un’investigatrice. Il caso finisce in tribunale: la donna ha negato tutto
PRATO. Era il dicembre del 2013 e la frazione di Galciana aveva preso a riempirsi di scritte. Lungo la pista ciclabile, sui muri delle case e degli edifici pubblici. Sessanta frasi infamanti nei confronti di un uomo e di sua moglie. Entrambi citati col nome e comunque grazie a delle assonanze tra parole facilmente riconoscibili. Per la coppia avere dei sospetti su una donna era stato facile.
Lui, tutti con oltre 50 anni, aveva avuto un'amante per oltre un anno. Anche lei sposata. E che poi aveva deciso di lasciarla per tornare alla fedeltà coniugale e raccontare tutto alla moglie. Questo almeno la versione della coppia di coniugi che per smascherare l'autrice delle scritte avevano assunto anche un'investigatrice privata che aveva preso a seguire l'amante che ogni mattina usciva molto presto per andare al lavoro e che prima, secondo l'accusa, passava a lasciare il segno con lo spray o con i pennarelli indelebili. Il caso era diventato uno degli argomenti delle chiacchiere di paese tanto che la coppia aveva affiancato l'investigatrice facendosi aiutare anche dai familiari. In base al loro racconto la situazione era diventata insopportabile e l’imbarazzo non più gestibile.
Fu il cugino dell'uomo a trovare la donna (non di Galciana e quindi non conosciuta in paese) davanti a un muro, con le scritte, la mattina presto. Avrebbe raccontato di averla vista lì con qualcosa in mano davanti a un muro che un attimo prima era candido. Senza scritte. L'investigatrice invece avrebbe raccontato tutti i momenti in cui aveva seguito l'amante senza mai però coglierla sul fatto. Indizi, tanti ma niente di più. Durante la perquisizione in casa della donna poi era saltato fuori solo qualche pennarello indelebile e nessuna bomboletta spray.
Il caso è arrivato in Tribunale ieri. L'accusa nei confronti dell'imputata è diffamazione per mezzo pubblico (il muro). Ieri ha deposto l'imputato, difesa dall'avvocato Bonfante, e il marito di lei. La donna ha negato ogni addebbito spiegando che con l'uomo non c'era stata una relazione ma solo qualche scambio di lievi effusioni e che la mattina usciva presto ma solo per vedere dei luoghi in cui poi avrebbe dovuto lavorare. Una versione uguale a quella del marito ma opposta a quella dei coniugi assistiti dall'avvocato Christian Vannucchi. L'imputata ha chiesto la prova calligrafica per dimostrare che quelle lettere, lasciate sui muri di mezza Galciana, non sono di suo pugno. L'avvocato della coppia ha negato la disponibilità "perché scrivere su un foglio è cosa diversa da scrivere sul muro". Ad esprimersi per decidere l'ammissibilità della perizia il giudice Cristina Mancini che ha fissato la prossima udienza per il 3 ottobre.
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