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Ricostruite, dopo 72 anni, vita e morte di un partigiano diciannovenne
Prato, Sergio Sorri, di Comeana, morì sulle montagne pistoiesi il 6 giugno 1944, durante l'attacco a un mezzo di rifornimento nazista. Le nipoti del combattente, Anpi, Comune di Carmignano e Comitato 11Giugno 1944, hanno reso omaggio alla lapide
CARMIGNANO. Dopo 72 anni l'Anpi di Carmignano e il Comitato 11 Giugno 1944 sono riusciti a ricostruire la vita di un giovanissimo partigiano, Sergio Sorri, di Carmignano, morto a 19 anni, il 6 giugno 1944 assieme ad altri due compagni, durante un’azione contro i nazisti a Traversagna nel comune di Massa e Cozzile, in provincia di Pistoia. Oggi, domenica 3 aprile, gli assessori del Comune di Carmignano Sofia Toninelli e Stefano Ceccarelli, rappresentanti Anpi di Pistoia e Carmigano, del Comitato 11 Giugno e le nipoti di Sorri, Angela e Gianna, hanno reso omaggio alla lapide.
Questa è la storia di Sergio Sorri, nato il 30 agosto 1924 a Comeana, diventato partigiano della Brigata Magni Magnino con il nome di “Comeana”, medaglia di bronzo al Valor Militare. Sergio, secondo di tre fratelli, Renato il maggiore e Renata la più piccola, faceva parte di una famiglia profondamente antifascista. Il padre, Alberto, era un perseguitato: reduce della grande guerra del '15 - '18 , quando iniziò il ventennio fascista e nei paesi si tenevano i comizi per convincere la popolazione ad una nuova guerra, Alberto manifestò apertamente il dissenso.
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Da quel momento, ogni volta che si teneva un comizio a Comeana, i carabinieri lo andavano a prendere sul posto di lavoro (faceva lo scalpellino nelle cave di pietra del paese) e così com'era, sporco e impolverato, lo portavano in caserma, facendolo passare a piedi per tutto il paese. Nonostante tutto, la famiglia lasciò che il primogenito Renato si arruolasse nell’esercito regolare (si seppe dopo che era stato fatto prigioniero sul fronte greco e portato in un campo di prigionia in Germania, dal quale si salvò ritornando a casa) mentre Sergio, quando nel 1944 ricevette la cartolina del richiamo, fece scelte diverse.
Diciannovenne aveva già maturato in sé il rifiuto di arruolarsi nelle truppe regolari ma aveva preso la decisione di raggiungere i gruppi partigiani sulle montagne pistoiesi. Nonostante la disperata richiesta della famiglia di non andare Sergio partì per raggiungere i compagni partigiani. Da quel momento la famiglia non seppe più nulla di lui per molti mesi. Fino a quando i compagni di brigata raccontarono la sua fine: " Raggiunto il gruppo di partigiani in montagna, poco tempo dopo morì insieme ad altri due partigiani, impegnati a bloccare un convoglio motorizzato tedesco in ritirata. Il capo della brigata aveva sconsigliato l'azione in quanto la riteneva estremamente pericolosa, ma i ragazzi vollero comunque tentare, purtroppo tre di loro fra cui Sergio, rimasero uccisi”
“Comeana” era comandato di pattuglia per svolgere azioni di disturbo contro automezzi nemici che transitando sulla Firenze-Mare, rifornivano le truppe dislocate sul fronte dell'Arno. Sergio, quel giorno, assieme a pochi compagni, attaccò un autocarro nemico incendiandolo ma venne ucciso dal fuoco dell'equipaggio di altro autocarro nemico sopraggiunto di lì a poco.
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