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Caso BpVi, la Fondazione prende tempo
Prato non ha ancora deciso se aderire alla ricapitalizzazione ma ha chiesto l’autorizzazione a vendere le azioni
PRATO. La Fondazione Cassa di risparmio prende tempo. Di fronte alla possibilità di partecipare alla ricapitalizzazione della Banca popolare di Vicenza, che chiede al mercato un miliardo e mezzo di euro per uscire dalle secche di una crisi quasi letale, il Consiglio di indirizzo della Fondazione, che si è riunito mercoledì, ha deciso di aspettare fino a quando non saranno chiari i termini per poter dare altri soldi a Vicenza, cosa che la maggioranza del consiglio comunque non vuole fare.
«Stiamo facendo tutti i passi necessari per tutelare il patrimonio della Fondazione - ha spiegato la presidente Fabia Romagnoli nel corso di una conferenza stampa nella sede di via Traversa Fiorentina - All’inizio del 2015 avevamo già chiesto al Ministero dell'economia l'autorizzazione a vendere una parte delle azioni BpVi e ieri (mercoledì, ndr)abbiamo rinnovato la richiesta».
Proprio sulla vendita delle azioni c'è un punto di frizione con Vicenza, perché a cavallo tra il 2014 e il 2015 era stato trovato un accordo per vendere in due anni la metà delle azioni BpVi che erano nel portafoglio della Fondazione, ma poi la situazione è precipitata con le ispezioni di Bankitalia e i rilievi della Bce sui conti vicentini e l'operazione non è stata possibile. Ora la Fondazione ha chiesto un parere legale a uno studio di Milano per valutare eventuali azioni legali nei confronti dei passati vertici della banca, l'ex presidente Gianni Zonin in testa. Di quell'accordo per la vendita delle azioni non è rimasto un contratto, ma alcune mail di assenso da Vicenza. Su quelle potrebbe far leva la Fondazione per contestare irregolarità ai vecchi amministratori.
All'epoca le azioni valevano 62,5 euro, poi sono state svalutate a 48 e ora non valgono più di 6,3 che è il prezzo di recesso fissato da BpVi. In altri termini, le azioni possedute dalla Fondazione poco più di un anno fa valevano oltre 21 milioni di euro, sono calate a 17 milioni e ora valgono nominalmente 2.240.000 euro, pari allo 0,35% del capitale della banca. La perdita, ha spiegato la presidente Romagnoli, sarà coperta dal fondo di plusvalenza. Se la Fondazione non parteciperà alla ricapitalizzazione, la sua partecipazione si annacquerà ancora di più. Ma ormai la frittata è fatta e la Fondazione ritiene che conviene aspettare prima di valutare la possibilità di vendere le azioni.
I termini della ricapitalizzazione di cui parla la presidente Romagnoli si conosceranno dopo Pasqua e saranno decisi dal consiglio di amministrazione. Al momento ci sono tre scenari: la Fondazione decide di non aderire alla ricapitalizzazione (il più probabile); la Fondazione decide di aderire (poco probabile); la Fondazione approfitta in parte dell'incentivazione nell'acquisto di azioni riservata ai vecchi soci. E intanto medita di fare causa ai vecchi amministratori.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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