«Mi ha bloccata, voleva baciarmi. È grave, ma non ha fatto altro»
L'operatrice del Centro di accoglienza gestito dal Santa Rita racconta cosa accade la sera di agosto in cui lei ha deciso di denunciare uno dei profughi ospiti della struttura
PRATO. Era Agosto. Nel centro di accoglienza di Santa Caterina c'erano una settantina di profughi. Era più o meno l'ora di cena. Una delle operatrici stava sporzionando il cibo che da lì a poco avrebbe servito agli ospiti. Altri operatori erano in altre stanze. Era caldo e la situazione piuttosto tranquilla. E' l'operatrice del Santa Rita, 25 anni, a raccontare la sera in cui un giovane nigeriano l'ha resa oggetto di pesanti avances. La donna, madre di un bambino, ha deciso di raccontare cosa accadde dopo il ciclone mediatico che l'ha travolta. Vuol precisare come andarono le cose e che no, non fu violentata e neppure palpeggiata. «Fui oggetto di avances, pesanti, ma niente di più. Quell'uomo, è vero, l'ho denunciato ed è stato allontanato. Era giusto farlo».
Cosa accadde esattamente quella sera di agosto?
«Mi sono improvvisamente sentita afferrare alle spalle. Era un uomo, uno dei profughi ospiti del centro. E' riuscito a girarmi e ha tentato di baciarmi. Io mi sono divincolata e con un braccio ho tentato di bloccarlo e di coprirmi. Urlavo e tenevo il gomito piegato contro il suo viso. Lui mi ha bloccato contro una finestra. E' durato un attimo. Non mi ha palpeggiata, né al seno né in altre parti intime. Gli operatori che erano nell'altra stanza hanno sentito e sono entrati. Lui mi ha mollato senza dire niente e senza che nessuno lo toccasse. Ha preso la porta e se ne è andato».
Perché voleva baciarla. L'ha capito?
«Era chiaramente ubriaco. Sentivo l'odore del fiato. Quando il giorno dopo è venuto a scusarsi, mi ha spiegato che era stato a una festa e aveva bevuto. Al Centro di accoglienza il regolamento vieta di bere alcolici. E' capitato altre volte che ci fossero ospiti che rientravano dopo aver alzato il gomito ma non era accaduto mai niente di simile. Vengono richiamati e, volta per volta, si decide se avviare la procedura che revoca loro l'assistenza».
Perché ha deciso di denunciarlo?
«Perché era giusto farlo. Nessuno può prendere una donna e forzarla per baciarla. Ancora di più in una struttura di accoglienza. Ci sono delle regole e delle leggi che si devono rispettare. Ritengo sia stato un atteggiamento grave. Ero scossa ma, ripeto, non è accaduto niente di più di quello che sto dicendo e che ho detto nella denuncia. Non sono neppure andata al pronto soccorso. Il giorno successivo ero di nuovo lì, in servizio. Era un uomo su di giri e poteva accadere in qualunque luogo. La nazionalità non conta. Anzi. Quel ragazzo si era distinto proprio per essere particolarmente educato».
Non crede che episodi del genere possano ripetersi.
«Se pensassi una cosa del genere e soprattutto temessi di espormi al rischio di una violenza sessuale grave pensa che, a 25 anni, rimarrei a lavorare lì? ».
Ilenia Reali
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