Italia
Dal servizio sulle Iene all'inchiesta sulla corruzione di due ispettori: confronto al Gramsci Keynes tra poliziotte e studenti
L'incontro organizzato per parlare del ruolo delle donne in polizia ha toccato, su richiesta dei numerosi studenti in sala, anche temi di attualità che riguardano la città
PRATO. Doveva essere un confronto sulle donne nella polizia. E con le donne poliziotto. E così è stato: nel senso più ampio del termine. Chi si fosse aspettato una platea di annoiati studenti si è sbagliato. I ragazzi dell’Istituto pratese Gramsci-Keynes non si sono accontentati di conoscere le storie delle ospiti nel loro auditorium in religioso silenzio ma hanno aperto un confronto vero, fatto di domande e risposte fitte e talvolta irriverenti, con le poliziotte che con piglio e determinazione, coordinate dal primo dirigente della Questura Rita Casciella, hanno risposto anche alle domande più scomode non solo sul loro ruolo in polizia ma anche sui temi della città: dallo spaccio nel centro storico all’immigrazione, dall’uso di droghe da parte dei giovani passando per l’inchiesta di corruzione che ha coinvolto due poliziotti della questura.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:foto-e-video:1.13083903:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/prato/foto-e-video/2016/03/07/fotogalleria/le-domande-scomode-degli-studenti-sulla-lotta-allo-spaccio-1.13083903]]
Il tempo necessario a riscaldare l’ambiente è stato poco. Una domanda per uno rivolta dalle giornaliste delle testate locali a Mariangela Piedimonte (scientifica), Virginia De Nanni (squadra mobile), Nadia Santarelli (Volanti) Silvia Oliviero (immigrazione) e Patrizia Ristori (digos) e poi il microfono è andato ai ragazzi che riempivano l’auditorium che avevano dimostrato di seguire interessati il racconto sui compiti che svolgono le poliziotte e la primo dirigente della Questura. Nonché al modo in cui sono arrivate a entrare in polizia e cosa, a livello personale, le aveva spinte a farlo, come ha chiesto il primo studente per rompere il ghiaccio.
Poi, a bruciapelo, dalla platea è stato chiesto “il motivo per cui si è cominciato a fare le indagini sulla droga in centro storico solamente dopo il servizio delle Iene”. Una domanda provocatoria ma comune in molti ambienti di Prato e che ha fatto capire subito che lì, tra quei ragazzi, c’era la “pancia” della città che chiedeva risposte. Casciella ha spiegato agli adolescenti che in realtà i controlli non sono arrivati con la trasmissione televisiva ma c’erano già e che accanto alle operazioni “che si vedono, in divisa, c’è un lavoro di indagine che viene fatto da tempo e che, com’è giusto che sia, non si nota”.
Poi la dirigente ha spiegato cosa accade in caso di arresto e quali sono le leggi in materia. E’ stato quando si è parlato di consumo di droga anche da parte dei giovani che l’ambiente si è surriscaldato lasciando intendere che “su cosa è reato e cosa non lo è” i ragazzi avevano bisogno di fare un po’ di chiarezza.
E anche sul tema dell’immigrazione l’approccio è stato esuberante. Mentre una delle ispettrici affrontava l’argomento dello spaccio ha fatto un esempio citando la parola marocchino collegata a uno spacciatore. Uno dei giovani, di origine marocchina, ha contestato l’affermazione alzandosi e lasciando la sala. Una volta rientrato ha spiegato quali fossero le sue ragioni mentre la dirigente della Questura ha spiegato perché era stato fatto quel riferimento e che era legato al fatto che la gran parte degli spacciatori fermati a Prato ha questa nazionalità. Ovvio che non c’erano riferimenti razzisti. Un momento appassionato che ha permesso ai ragazzi di vivere un confronto franco e comunque rispettoso del ruolo istituzionale della polizia e del sentire dei giovani.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
