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Prato

«Pochi i soldi ai centri antiviolenza»

«Pochi i soldi ai centri antiviolenza»

«Pochi, erogati a singhiozzo e con ritardo i finanziamenti per i Centri antiviolenza». E’ uno dei passaggi della lettera aperta al presidente del consiglio Matteo Renzi (nella foto) scritta da “D.i.R...

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«Pochi, erogati a singhiozzo e con ritardo i finanziamenti per i Centri antiviolenza». E’ uno dei passaggi della lettera aperta al presidente del consiglio Matteo Renzi (nella foto) scritta da “D.i.Re donne in rete contro la violenza” l’associazione nazionale che riunisce i centri antiviolenza tra cui La Nara. Una presa di posizione diffusa anche dal centro antiviolenza di Prato che vuol richiamare l’attenzione di Renzi «sulle politiche di genere che in Italia sono innegabilmente paralizzate, mentre la cultura della discriminazione e del sessismo cresce e si restringono ulteriormente gli spazi di autodeterminazione e di libertà delle donne». Nel sottolineare la mancanza di una Ministra alle Pari Opportunità e il fatto che il “Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio è fermo e privo di direzione, DiRe fa presente che i finanziamenti per i centri, “pochi ed erogati a singhiozzo” vengono spesi dalle Regioni “troppo spesso senza criteri certi e in modo incontrollabile” o non vengono spesi affatto. Si fa poi riferimento al decreto legislativo sulle depenalizzazioni varato dal Consiglio dei Ministri il 15 gennaio scorso” in cui «è stato previsto l'inasprimento della multa per il reato di aborto clandestino che all'articolo 19 della legge 194 era fissata a 51 euro e che ora il Governo ha portato a una cifra fra i 5mila e i 10 mila euro. In tal modo il Governo ha ignorato completamente le ragioni per cui la legge 194 comminava una multa simbolica, ovvero permettere alle donne di denunciare "i cucchiai d'oro" che praticavano aborti illegali e, soprattutto, permettere loro di andare in ospedale al primo segno di complicazione senza rischiare la denuncia, e salvarsi così la vita». Da qui la richiesta pubblica di correggere il decreto. (ca.be.)

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