Il Tirreno

Prato

Con Adriana Asti rivivono la poesia e il teatro di Brecht

Con Adriana Asti rivivono la poesia e il teatro di Brecht

L’artista propone testi con musiche di Kurt Weill Applausi, bis e un fuori programma tutto da scoprire

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"Perché deve essere ricordato il mio nome?" scriveva Bertolt Brecht, drammaturgo e regista fra i principali del Novecento le cui tematiche politico-sociali prendevano spesso spunto dalla cronaca. Ce lo suggerisce Adriana Asti proponendone i testi con musiche di Kurt Weill in "Il mare è blu - Jadasmeeristblau", omaggio al 'maestro' ma anche alle scuole tedesche dell'infanzia, e non dimentichiamo che incontrò Giorgio Strehler quando Il Piccolo Teatro di Milano ne deteneva i diritti di rappresentazione. Il fondale è un sipario blu profondo. Sul palco il direttore musicale Alessandro Nidi al pianoforte, Massimo Ferraguti al clarinetto, Nadio Marenco alla fisarmonica, e un leggio. Il blu si fa trasparenza e lascia intravedere lei che arriva da dietro, entra, si inchina e scatta l'applauso evocato. Indossa una marsina nera su cui spicca il trucco bistrato, il volto che ricorda a suo modo "L'opera da tre soldi" di Bob Wilson, capelli impomatati, scarpe nere lucide. Dal leggio propone frammenti, poesie, "La moglie ebrea", capolavori e opere meno note di Brecht, con un moto recitativo diretto, immediato. Subito si volge al pubblico: "non si fuma", "non si dorme"... Poi sono segmenti ficcanti, spezzoni di pensiero che possono anche sembrare accostati a capriccio ma arrivano al punto. La seguiamo nel cerchio dell'occhio di bue fino al pianoforte cui si avvicina per le ballate cantate in parte in tedesco, tratte da "Happy End", "Ascesa e caduta della città di Mahagonny", e "L'opera da tre soldi" che non ha ancora perso la sua ragion d'essere, per dirla con Strehler: "il mondo che ci sta intorno non è cambiato abbastanza da rendere finalmente inutile rappresentarla". La scelta dei testi è di Adriana Asti come lei stessa ci conferma in camerino; non le abbiamo chiesto molto, l'abbiamo vista provata ma soddisfatta, e ne ha ben ragione. È riuscita a sezionare il proprio cuore, a straniarsi come da teatro epico: forma, argomenti, soprattutto l'andamento a curve, i salti, quel mantenere lo spettatore osservatore anche quando si accendono le luci su un quarto di platea e lei si rivolge al "crapone" delle prime file. "Il filo strappato può essere riannodato", Brecht è vivo, voce di un'attualità che emerge da pieghe storiche che tendono a riproporsi: "ma se voi non dite niente! Gli uni stanno a orecchie tese, gli altri tacciono!". Il finale chiama uno, due bis, e un fuori programma, lieta sorpresa da scoprire al Metastasio fino al 24. Applausi, paragoni con Milva e commenti benevoli all'uscita. E pensare che da piccola si nascondeva impacciata dietro la porta per recitare la poesia di Natale.

Silvia Mercantelli

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