Il Tirreno

Prato

L'eredità va un amico, i parenti restano a bocca asciutta

di Paolo Nencioni
Il palazzo di giustizia di Prato
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Il palazzo di giustizia di Prato

Un pensionato di Vaiano ha lasciato tutto a un giovane conoscente e i sei nipoti hanno fatto causa per circonvenzione di incapace, ma i tre imputati sono stati assolti

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PRATO. Sono rimasti a bocca asciutta i sei nipoti di Mario Santi, un pensionato di Vaiano morto il 29 settembre 2011 all’età di 87 anni dopo aver nominato erede universale un giovane conoscente albanese, Arben Goli, 31 anni, e aver delegato la convivente italiana di quest’ultimo, Cristina Naglieri, 38 anni, a operare sul proprio conto corrente. Al termine di un lungo processo per circonvenzione di incapace intentato dai parenti del pensionato contro l’albanese, la convivente e un uomo di 56 anni residente a Vaiano, Sergio Pasquinelli, il giudice monocratico Monica Magi ha assolto i tre imputati perché il fatto non sussiste.

Di questa storia a Vaiano si parlava ormai da tempo e il verdetto era molto atteso. Da una parte i sei nipoti di Mario Santi (Giuliano, Sergio, Renzo, Franco, Anna e Paola), dall’altra i tre imputati, accusati di essersi approfittati di un’anziano che non ci stava più con la testa, affetto da demenza senile, per arricchirsi alle sue spalle. E soprattutto ai danni dei legittimi eredi. Il processo ha raccontato un’altra storia, soprattutto grazie a una perizia psichiatrica disposta dal giudice e condotta dal professor Talini. Il procedimento, infatti, è iniziato quando Mario Santi era ancora in vita e in gran parte si basava sull’accertamento delle sue capacità mentali. Secondo i parenti, l’uomo negli ultimi tempi non era più lucido e dunque sarebbe stato indotto a lasciare i suoi averi ai tre imputati, mentre secondo questi ultimi e gli avvocati difensori (Ermelinda Mele per Sergio Pasquinelli, Manuela Montagni per Cristina Naglieri, Andrea Petralli per Arben Goli) la scelta di Mario Santi fu pienamente consapevole.

In ballo c’è un’eredità di importo ingente anche se imprecisato (ma che comprende l’abitazione di Santi dove Arben Goli tuttora vive) e un conto corrente acceso alla CariPrato di Vaiano sul quale il 1° settembre 2003 risultavano 118.000 euro, poi svuotato secondo l’accusa grazie alla delega ottenuta da Cristina Naglieri, anche a favore di Pasquinelli. Nel corso del processo è emerso che gli imputati avevano conosciuto Santi dopo che Goli e Pasquinelli avevano fatto alcuni lavori nella sua abitazione, diventando poi, insieme a Cristina Naglieri, una sorta di badanti dell’anziano pur senza aver stipulato un contratto. Il giovane albanese ha detto che spesso portava il pensionato al circolo per l’abituale partita a carte e ha negato di averlo circuito puntando all’eredità. Il giudice, dopo aver ascoltato nuovamente il parere del perito, ha concluso che i tre non si sono approfittati della situazione.
 

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