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Nelle aziende manifatturiere il 51% dei titolari è straniero
Sorpasso già avvenuto nel mondo della produzione dove il turn over si riduce I cinesi mettono radici, aprono nuove confezioni ed esplorano nuovi settori
PRATO. I paesi dell'Occidente sempre di più perdono la produzione e si concentrano sui servizi, quelli asiatici invece acquisiscono la leadership su tutto quello che è manifatturiero. E la multietnica Prato, nel suo piccolo, replica le tendenze del mondo non distinguendosi nelle statistiche, dal resto d'Italia, solo per quanto riguarda il settore dei servizi ma avendo dati assolutamente anomali quando si va a parlare di tessile e di abbigliamento ma anche di costruzioni o di commercio.
Il numero di aziende cresce, e lo fa grazie all'apertura di società che parlano le lingue del mondo. E cresce anche se le aziende pratesi continuano a cessare l'attività, con un'emorragia nel tessile che sembra non arrestarsi. I numeri delle imprese straniere aumenta così come la loro strutturazione: ci sono più società di capitali (quelle individuali rimangono comunque la stragrande maggioranza) e la vita media di un'azienda (cinese) aumenta attestandosi sui due anni di media.
Una fotografia dell'economia cittadina che emerge dall'analisi dei dati della Camera di commercio relativi al 2014 e al primo semestre del 2016 elaborata dall'economista Dario Caserta e che ha portato il presidente Luca Giusti a parlare di "necessità di pensare a un futuro di Prato diverso da quello attuale" e "di bisogno di fare un approfondimento alla luce di un consolidamento dei cinesi sul settore tessile (in particolare sulla parte della nobilitazione ndr) per capire cosa accade in una comunità che dimostra una rilevante capacità di investire su aziende che necessitano di importanti e costose strutture".
La crescita del numero di aziende. Le aziende straniere alla fine del 2014 erano 7.801 con una crescita dello 4,3% (4,1% solo il dato delle imprese cinesi). Al di là del ruolo di assoluto rilievo esercitato come sempre dall'imprenditoria cinese, nel 2014 le etnie più "vivaci" in termini di incremento nella consistenza delle imprese attive sono state invece quella marocchina (+12,5%), nigeriana (+12,9%) e, in parte, quella pakistana (+5,3%). Alcuni segnali di "risveglio" provengono inoltre dal versante dell'imprenditoria rumena (+1,2%) e, dopo un triennio di ripetute flessioni, da quello dell'imprenditoria albanese (+1,1%). Percentuali di rilievo dovute però principalmente al livello di penetrazione delle comunità.
Il sorpasso degli stranieri. "Nel corso del 2014 - ha spiegato Dario Caserta - le iscrizioni di imprese avviate da cittadini stranieri in provincia di Prato sono state complessivamente 1.494, di cui 1.096 cinesi. Se rapportate al totale delle iscrizioni registrate dalla Camera di commercio siamo di fronte ad un fenomeno di portata assolutamente eccezionale: oltre il 51 percento delle imprese che avviano la loro attività a Prato è riconducibile all'iniziativa di soggetti che non sono nati in Italia". Un sorpasso (che non va però di pari passo con una minore vitalità di queste realtà produttive. Dal fronte del turn over si registra infatti un'altra anomalia pratese.
Le aziende straniere vivono di più. Al di là dei numeri assoluti se si vanno ad analizzare i flussi di iscrizione e di cessazione si trovano dati decisamente più contenuti che hanno comportato una sensibile diminuzione del tasso di turn-over che, in media, è sceso di oltre 5 punti percentuali - da 35,3% (2013) a 30,2% (2014) - e di circa sette punti e mezzo nel caso dei cinesi. Almeno sotto il profilo "quantitativo", quindi, i segnali che provengono dall'analisi condotta sui dati del Registro delle imprese sembrerebbero confermare e rafforzare l'ipotesi che stiamo vedendo una lenta, ma costante stabilizzazione delle dinamiche di sviluppo e ricambio interne alla componente straniera dell'apparato produttivo della provincia. Flussi di iscrizione e di cessazione decisamente più contenuti hanno comportato una sensibile diminuzione del tasso di turn-over che, in media, è sceso di oltre 5 punti percentuali - da 35,3% (2013) a 30,2% (2014) - e di circa sette punti e mezzo nel caso dei cinesi.
L'avanzata sul tessile. Dai dati emerge inoltre che la comunità cinese sta differenziando i propri investimenti. Dai dati del primo semestre del 2015 viene fuori che si è avuto una crescita percentuale di iscrizioni del 16,1% sul commercio (aumenta in particolare il commercio all'ingrosso, più 12,1%) ma mantiene il suo core business sulle confezioni con una variazione percentuale del 61,6% (iscritte 3745 nuove imprese in sei mesi) e continua l'avanzata sul tessile con l'apertura di 40 nuove stirerie, stamperie, tintorie, tessiture andando a rafforzarsi nel territorio di confine con il settore della tradizione pratese.
Imprenditori giovani, mica tanto. Lo studio della Camera di commercio sfata un luogo comune. Che tutti gli imprenditori siano giovanissimi, poco più che ventenni. In realtà l’età media è di 42 anni e sei mesi per le donne e 41 anni e dieci mesi per gli uomini.
Coloro che hanno meno di 40 anni è comunque vero non sono pochi: si tratta del 43,5% e di questi il 9,8% ha meno di 30 anni.
Tra i numeri record dell’imprenditoria straniera anche quello che riguarda le donne: le imprenditrici sono il 37 per cento del totale mentre nella comunità cinese il 45 per cento.
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